Mauria

Qualsiasi oggetto, cibarie, arma, libro può essere reperito a Mauria, una delle città fantasma del regno. Se ne stava accoccolata nelle nebbie della palude che si propagava mefitica e pericolosa a sud, culla di malattie, madre di creature malefiche e orribile. L’Ordine sconsigliava di avvicinarsi a quel posto dimenticato dal sole, il fetore lo proibiva.

Chi andava in cerca, però, di merci vietate o rare, conosceva bene quella città. Era poco più di un villaggio, che rimaneva in equilibrio su palafitte infisse sul suolo molle dell’acquitrino, raggiungibile solo con piccole imbarcazioni dal fondo piatto. I pali reggevano casupole fatte di canne e di fango, e centinaia di piccoli magazzini che contenevano ogni meraviglia.

Gli abitanti erano rozzi mercanti dal colorito pallido e spento di chi non vede abbastanza luce. Un popolo senza scrupolo, un popolo perduto e dimenticato da tutti tranne che dai contrabbandieri e dai furfanti. Donne e uomini si aggiravano armati, pronti a difendersi dalla bramosia per la merce che commerciavano.

Coltelli, spade e perfino qualche arma sottratta all’Ordine erano nascosti tra quelle umili palafitte, a volte ficcate nella melma della palude. Si diceva che ci fossero anche i Fuochi eterni, capaci di bruciare in acqua, e libri sui temi più proibiti, atlanti che spaziavano al di fuori del Regno. Conoscenze che non era bene sbandierare. Anche i cibi erano particolari: radici dal potere allucinogeno, e bacche che rendevano invincibili, e qualsiasi tipo di bontà che nel resto del regno era razionata o destinata ai ricchi.

Mauria era la città delle meraviglie, la città in cui tutto era possibile. Per questo, assieme a Kripteia, si trovava nella lista degli indesiderati. Per l’Ordine il suo destino sarebbe stata la distruzione.

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