Era da un po’ di tempo che quella famiglia grattava il fondo, in tutti gli ambiti che possono venire in mente. Grattavano il fondo della pentola, che ormai era vuota e non riservava nulla se non il rumore metallico del mestolo sui lati, grattavano il fondo dei sentimenti, la madre sempre più scontrosa, il padre sempre più assente, i figli sempre più muti. Grattavano il fondo delle amicizie, con conoscenze che cambiavano lato della strada quando si trovavano nella stessa via. In poche parole, quella famiglia era diventata un elemento di disturbo e, in quanto tale, doveva essere emarginata: nessuna pianta sopravvive senza acqua, nessuna fiamma brucia senza ossigeno.
La più giovane delle tre sorelle, Penia, se ne stava nella casupola cercando qualche rimasuglio da trasformare in cibo edibile, con scarsi risultati. Mentre contemplava la desolazione della dispensa, sentì qualcosa grattare il fondo: di solito era Penia stessa a insistere con il mestolo, ma questa volta non c’era nessuno vicino al paiolo che guardasse con aspetto affammato il vuoto del calderone. Penia di avvicinò e vide un topolino che cercava di staccare delle croste inesistenti. Quando l’animaletto sentì la ragazza, corse velocemente fuori dalla pentola. Penia lo seguì.
Ciò che incuriosiva Penia era l’esisitenza di un essere più misero della sua stessa famiglia. Quando i genitori rincasarono non fecero caso alla mancanza di Penia, e non la cercano nemmeno il giorno seguente, né quello dopo ancora. Penia scomparve, e nessuno si prese la briga di ritrovarla.
Penia stava rincorrendo il topolino e giunse in un grande palazzo sotterraneo: era la reggi dei topi. Questi animali erano riusciti ad accumulare un’ingente quantità di cibo e ciarpame che era stato scartto persino dai più derelitti degli uomini. Il topo guardò curioso Penia aggirarsi per le stanze colme di rifiuti, ma venne distratto da un rumore di zampe che grattavano. Si sporse oltre una bacinella, e vide uno scarafaggio che cercava di ricavarne delle palline di cibo. Lo scarafaggio si accorse del topo, e si diede alla fuga, inseguito dal curioso roditore.
Nessuno dei compagni del topo si rese conto della sua scomparsa, né quella sera, né il giorno successivo, né quelli dopo ancora. In una colonia di topi non si stringono rapporti molto profondi. Il topo seguì lo scarafaggio per vedere come vivesse questa creatura.
Lo scarafaggio lo portò nel grande nido di scarafaggi, una voragine che si apriva tra le fondamenta di un signorile palazzo umano. Si addentrò nelle cellette per capire come vivessero degli insetti, ma ben presto dovette fermarsi perché quel posto era troppo angusto per il suo corpo. Tornò fuori per affacciarsi a una finestrella, ma una serva lo vide e lo allontanò a suono di grida e di colpi di scopa.
La famiglia senza Penia sembrò trovare una nuova esistenza, il topo senza colonia ritrovò la libertà, lo scarafaggio scappò dal nido per cercare quel topo che lo aveva svegliato.
Alla fiera dell’est… 😍
Complimenti, davvero sempre molto efficace!
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Grazie! 😆
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😘
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Molto chiaro
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😉
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