“Anche nel cielo ci sono due carri, simili a questo qui terrestre, uno più grande, colmo di sogni tanto fantastici quanto fasulli, e l’altro più piccolo, che porta con sé poche verità, spesso scomode”.
Sembrava l’inizio di una fiaba, o forse di un’avventura, ma la madre trascinò il bambino lontano dal quel losco individuo. Il Mercante non aveva, infatti, un aspetto raccomandabile, e, per di più, era uno straniero.
Il Mercante ripose le stoffe nei loro contenitori. Guardava con un poco di malinconia quei tessuti perché ancora non avevano una forma e la loro bellezza si limitava a essere una potenzialità. E provava un po’ di tristezza anche per se stesso: la sua storia era rimasta lì, mutila e incompleta.
Se solo ne avesse avuto il tempo, avrebbe detto al bambino che le stoffe non erano la sola merce che commerciava e che, a tempo perso, faceva il Mercante di Sogni. Non era un impiego facile, e spesso la clientela era scontenta. I più imploravano un sogno rivelatore, ma questo rientrava tra le merci rare. E quando a qualcuno veniva concessa la grazia di un barlume di verità, al risveglio si ritrovava con un cuore colmo di angoscia e malediceva il Mercante.
E poi c’erano i sogni dell’innocenza, così luminosi da lasciare una scia di luce persino nelle notti più cupe. Questi non si trovavano in nessun carro, ma lampeggiavano allegri e liberi nel cielo.
Peccato, perché quel bimbo avrebbe capito, pensò il Mercante mentre frugava nel grande carro.
bellissimo! I bambini capiscono…
(attenta, refusino! “e la loro blezza”… ma insomma, ti faccio da revisore di bozze?)
😉
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Grazie!
Ah ah, è per vedere se qualcuno legge un test di attenzione 🤣
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🤣🤣🤣🤣🤣
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Ah! La Verità! Che robaccia!
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Proprio vero.
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ma che bello! certo il mercante sarà abituato a non vendere le stoffe 🙂
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In effetti, è un ripiego 😉
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