In quello specchio incastonato tra le montagne si era specchiato molte volte, e ogni volta aveva osservato un riflesso confuso, dagli occhi tristi e dalla pelle troppo pallida. Non si era mai sentito parte di quel paesino che come lui si specchiava sull’acqua ghiacciata. La gente che vi abitava era esattamente come il lago: fredda, chiusa nelle alte vette dell’indifferenza e dell’ottuso ben pensare. No, lui non era come loro.
Innanzitutto era molto più alto della media e dai capelli neri tendenti al blu. E al contrario dei suoi compaesani passava molto più tempo sul lago che in città. Cosa strana invero, perché strane storie giravano su quelle acque: si diceva che fossero maledette e malvagie. Tra quelle onde erano periti molti prscatori, trascinati nell’oscurità da forze misteriose. Ma erano solo dicerie: nessuno solcava quel lago da anni, ormai. La paura aveva impoverito il paese e inaridito gli animi.
Quel ragazzo, quel Sidri, era ben strano, se ne stava da solo, vicino alle acque avvelenate dalla morte, incurante delle leggende. Meglio lontano, comunque, perché era un poco di buono, come sua madre, che non aveva mai saputo, o voluto, dire il nome del padre. Uno straniero, di certo: da quelle parti non si erano mai visti capelli del genere né occhi così spiritati.
Sidri odiava quella città. Aveva soffocato lentamente sua madre, tra illazioni e invidia. Stava stritolando anche lui come un enorme serpente. Inoltre il lago parlava, aveva una voce, che gli altri non potevano nemmeno percepire. Ogni giorno si affacciava sul molo, ogni giorno guardava quell’acqua oscura, desiderandola, invocandola.
Finché un giorno ne scivolò dentro. Il freddo intrise le sue vesti e le sue carni. E poi le sentì, sentì le fredde mani prenderlo per le gambe e per il petto, mani binche con sfumature verdastre. Erano gli abitanti del lago, le malefiche creature assassine. Eppure i loro volti era sorridenti, e gli occhi sgranati di stupore. Non stavano portando verso il fondo, ma lo sostenevano e gli parlavano con voci dolci come lo sciabordio.
“Figlio, cosa hai deciso?”
“Il lago è casa”.
“Molti sono fuggiti da quella città. Susan?”
“La città l’ha presa”.
“La malvagità serpeggia tra le vie. Così diceva. Ora vieni”.
E scesero nell’oscurità, che a poco poco divenne luce.