Nemesi

Un tempo la Nemesi era la giustizia, era la punizione che si abbatteva su chi si macchiava della colpa più grande, la tracotanza. Con il tempo, però, il suo significato è scivolato verso la personificazione del nemico per eccellenza, una sorta di doppio negativo dell’eroe che incarna vizi e storture. In sintesi, è un alter ego del Sole.

La Nemesi diventa, quindi, ciò che l’eroe non deve e non può essere. Ma come sempre, il bianco non può esistere senza il nero o il grigio, e anche l’eroe senza macchia per eccellenza ha in sé semi scuri che potrebbero far sbocciare rose nere come la notte senza luna, grazie all’intervento di una nemesi che sa essere più dolce del miele e insieme aspra, anche se colma di promesse, come un frutto acerbo. Il male sa avere una voce molto persuasiva.

E se non si vuole ambire al ruolo di eroe, allora non rimane che trovare un equilibrio con il lato più sadico e malvagio che abbiamo relegato in qualche angolo dell’anima. A meno che non si incontri la propria Nemesi. Non è comune trovare sul proprio cammino quella persona che, in un modo o in un altro, riesce sempre a spingere fuori il peggio, gli aculei di un carattere corazzato, ma non certo aggressivo.

Eppure può succedere. Meglio prestare molta attenzione e sperare che la Nemesi non sia troppo assidua nel suo compito di dilaniare la coscienza.

Tersite

Forse non tutti si ricordano di me. In effetti il mio ruolo in quella vicenda è stato del tutto marginale.

Io sono Tersite. Di me parlò il vecchio poeta cieco. E solo per farmi picchiare dallo scettro di quell’uomo, Odisseo. Stolto re di un’isola arida e scoscesa. Si adirò perché ho avuto il coraggio di alzare la voce, di dire ciò che tutti pensavano: quella guerra era persa fin dall’inizio, tanto valeva salpare da quelle spiagge, ormai intrise del sangue nostro e loro.

Ma niente. Io zoppo, storpio e, lo ammetto, propenso al gioco, non potei fare altro se non ritirarmi piangente.

Che cosa avrebbe, poi, quell’Odisseo in più di me? Non è forse anche lui un ingannatore? Non ha tentato di sottrarsi a questa guerra ridicola? Non si finse pazzo?

Certo, quell’uomo gode del favore divino, per questo tutti gli prestano ascolto. Anch’io, che non temo certo quell’inetto di Menelao e quel vanaglorioso assassino di Agamennone, devo piegarmi ai suoi ordini. So bene che lo sostiene Atena.

E quindi eccomi qui, dolorante, contorto, all’ombra delle concave navi. Piango. Di dolore, ma anche di rabbia. Perché so che la verità è dalla mia. Tuttavia, in questo mondo di eroi e divinità non c’è spazio per un nano umano.

E sia. Mi basta sopravvivere. Nessuno canterà le mie imprese. Nessuno si preoccuperà se mai toccherò di nuovo le terre a me care.

Va bene. Sappiate, però, che ci sono più Tersite di Achille.