Campanelli nella notte

Si sa, i dottori a volte sono un po’ frettolosi a dichiarare il decesso. Basta uno specchietto non appannato, e la vita viene considerata una frivolezza del passato, e la tomba una sicurezza futura. Per questo avevano messo un campanello, collegato all’interno della cassa per permettere al malcapitato di comunicare la sua esistenza.

E quella notte un campanello suonò, peccato che non ci fosse nessuno a sentirlo. Suonò una, due, tre volte, come un grido d’aiuto e di disperazione, ma il guardiano se ne stava chiuso in casa. I non morti fanno paura ai vivi, ma non agli altri non morti.

“Grazie signore. Che esperienza terribile: mi sono svegliato in una cassa. Chi è lei? Come potrò ricompensarla?”

“Poco importa. Io sono un non morto, io sono un non vivo”.

“Non esistono creature come queste. Mi dica la verità”.

“Oh signore, anche lei è come me, non creda. Che sia chiaro: non sono mai morto io, il mio cuore pulsa, respiro, mangio e bevo. Eppure non esisto. Per il mondo io non sono nulla. Un numero, al massimo, che vive nell’ombra. E lei, come crede di ripagarmi? Non rinunceranno facilmente alla eredità”.

“Non voglio essere un non morto”.

“Non è male. Non perderà pezzi di pelle e non si esprimerà per grugniti. È una nuova vita. Le piaceva molto quella vecchia?”

“No, ma è l’unica che conosco”.

“Ecco, era già un non morto, allora”.

Ci sono notti in cui le campane chiedono aiuto agli spiriti.

Petali

Vidi piovere petali, una pioggia leggera e asciutta, silenziosa e quieta. In un mondo che non osava più fiatare, ho visto i fiori cedere la loro corona e guardare con occhi sgranati un cielo muto.

Ho sentito la terra trattenere il fiato, e aspettare che quello stesso cielo concedesse una tregua. Era una preghiera silente di un’immensità che non conosce voce.

Ho visto l’aria sospesa squarciata da un grido. Quel grido rimase là sospeso e terribile. Mai avrei osato pensare che un simile suono potesse piombare in quella immobilità.

E tutto cambiò. I petali non caddero più sul piccolo corpo che mi ritrovo, e mi rintanai nel ventre oscuro del mondo.

Fine atto primo

E così ci siamo. Domani termina tutto. Quella faticosa rete costruita negli ultimi mesi verrà stralciata da una massaia furiosa. E io, ragno, rimango a guardare impotente quello scempio.

Un colpo e via. Persone conosciute e ammirate. Altre guardate con sospetto, maledette, o anche ignorate. Tutte se ne andranno. La mia strada mi porta lontano da loro.

È ora di andare. Di ricominciare. Di nuovo. Da zero.

Vorrei avere in mano un breviario in cui si spiega come sopravvivere al nuovo mondo. Ma come sempre dovrò improvvisare.

Eccoci ora al termine del primo atto, signori. Magari il prossimo sarà migliore. Intanto il sipario cala, ma non vi preoccupate, è solo per risollevarsi su una scena diversa.

Fuori gli attori, giù le maschere. Si cambia.

Fuga

A volte voleva scappare. Esattamente come nei libri. Perdersi in un altro mondo, cadere in un buco per trovarsi in un mondo strano, in cui l’impossibile diventava realizzabile. Avrebbe voluto essere una nuova Alice.

Eppure a fuga era seguita fuga, e il suo mondo perfetto era rimasto un semplice sogno. Nessun candido coniglio che la guidasse per la retta via, nessun dolcetto che le offrisse soluzioni. Solo scelte che spesso avevano comportato dei rimpianti.

E ora era bloccata in un mondo reale che aveva del surreale. In una città che non riusciva a considerare casa, con persone che non avrebbe voluto conoscere. Un mondo strano, in cui il rispetto non si poteva dare per scontato, in cui il lavoro difficilmente viene premiato.

Un mondo in cui stentava di trovare il suo posto.

E ora era stanca. Desiderava fuggire ancora, ma le gambe si erano fatte pesanti. Voleva vedere nuovi luoghi, ma gli occhi si erano appannati. Desiderava un cambiamento, ma le mancavano le forze.

La convinzione di aver commesso gravi errori la incatenava i piedi. La solitudine e la paura di essere incapace di amare le affondavano le loro gelide dita nel cuore. La sensazione di essere perennemente fuori posto chiudeva in strette spire i suoi polmoni.

Una forte rabbia ardeva nascosta nel ventre, alimentata da domande che non avevano una risposta. Era come un piccolo mostro che cresceva ogni giorno, divorando le interiora.

Proprio nel momento in cui bisogna lottare più che mai le braccia rimanevano immobili, inermi,dritte lungo il corpo.

Va bene,riposa. Ma dopo, preparati. Se non vuoi soccombere la lotta è l’unica via.

Sotto sopra

Arriva anche quel momento in cui il mondo si capovolge.

L’eroe rifiuta di intraprendere altre avventure. La gloria gli ha dato noia.

Il soldato volge le spalle al nemico. Nella guerra non crede più.

Il vecchio balla il valzer. Gli anni non bloccano più le giunture e la gioventù gli sorride ancora.

Il bimbo interrompe il suo gioco, serio. Non ha voglia di scherzare.

Gli amanti si allontanano. Si sono rinfacciati cose che non dovevano essere pronunciate.

L’allodola non rincorre la luce. Sente le ali pesanti. Che quel bagliore vada dove vuole.

Tutto si capovolge. Il mondo cerca un altro equilibrio, vuole trovare la pace là dove c’è guerra, la felicità nella tristezza, la vita nella morte.

È ora di cambiare.