Terribile dea dalla voce umana. Così mi chiamano, io, figlia di Elio. Vivo in un palazzo, lontana da tutti, relegata in un’isola, nel bel mezzo di un boschetto.
Nessuno sa che sono qui. O meglio, nessuno ha potuto raccontare al mondo che su questa isola a tutti vive una dea dai bei riccioli. Non ho commesso nefandezze come un’altra donna della mia famiglia, ma ho saputo comunque far tacere gli incauti viaggiatori.
Il bosco mi è amico, gli animali mi ascoltano e sono sempre festosi grazie ai miei farmaci. Sono abile con queste droghe: rendo le bestie simili agli umani, mentre faccio emergere dagli uomini l’aspetto più bestiale.
Non biasimatemi. Non chiamatemi strega crudele. Alla fine in tutti noi si celano forze animalesche che facciamo in modo di addomesticare e nascondere al mondo. A volte le camuffiamo, le presentiamo come se fossero civili, ma si tratta pur sempre di istinti.
Io offro loro di tornare ad uno stato brado, di vivere secondo le pulsioni più basse, senza preoccupazioni. Per alcuni il passaggio è più arduo, resistono. Per altri è molto semplice, si lasciano trasformare docilmente.
Gli ultimi viaggiatori sono lì, rinchiusi nel recinto a grufolare, a cercare ghiande per terra. Ho visto l’avidità dei loro cuori e anche la loro stanchezza. Si sono avvicinati furtivi. Solo uno è fuggito. Che vada.
E invece se ne sta avvicinando un altro. Sento che non è come gli altri. Lo so, gode del favore degli dei, porta con sé qualcosa di magico. I suoi occhi sono saggi, ma anche furbi e scaltri.
So chi sei, di te non ci si può fidare. Sei colui che viene dal mare, che combatte contro il mare. Le dee ti favoriscono. Osi fronteggiare noi, antiche creature divine.
È evidente che i tempi stanno cambiando. È ora che la nostra magia venga confinata nelle leggende.
Che venga, quindi. Che la recita cominci. Non sarò io, dea dalla voce umana, a oppormi al volere di Zeus.