Non so se vi è mai capitato, ma ci sono persone che godono nel denigrare le idee degli altri. Qualsiasi opinione, idea, espressione o convinzione che venga espressa viene subito perfezionata o, ancora meglio, abbattuta. Non importa dove risieda il giusto, o se si tratta semplicemente di un gusto personale, per quei soggetti sei sempre, senza nessuna possibilità di appello, nel torto.
L’aspetto più curioso, in realtà, è la violenza e il disprezzo con cui condiscono la loro personale crociata contro una tua presa di posizioni. Non si limitano a voler discutere di un punto, ma inalberano un’espressione di obbrobrio, come se si trovassero davanti a un corpo marcescente in avanzato stato di putrefazione, con tanto di vermi brulicanti sulla superficie. Devo ancora comprendere del tutto il motivo di un tale accanimento: sono certa che anche loro starebbero meglio lasciando maggior spazio alle idee altrui.
Penso, invece, che sia proprio questa la radice del problema: lasciar spazio. Se non si accettano idee diverse, se si è convinti che il resto del mondo sia inferiore alla propria mente, ci si sente investiti di un qualche potere superiore e si è portati a voler imporre la propria visione, senza prendere in considerazione la possibilità di un confronto alla pari.
Quando mi scontro con questi tiranni della mente, l’arma che preferisco utilizzare è il silenzio, probabilmente a torto. Ottengo di aumentare la percentuale di bile nel sangue, ma almeno evito qualsiasi guerra o un inasprimento dei toni, che porterebbero alla mia parte più antipatica di spuntare fuori. Quando succede, me ne pento quasi sempre: maledetti sensi di colpa.
E a pensarci bene, quelli che dovrebbero provare vergogna sono proprio i campioni mondiali della denigrazione.
