Come un’eco

Sentire le voci non è mai un buon segno, lo sanno anche i bambini. Il buon segno è sentire quello che tutti gli altri percepiscono. In caso contrario, l’etichetta di pazzo viene applicata in velocità, e con la stessa velocità si crea un’area di sicurezza attorno al soggetto.

C’erano giorni, però, in cui sentiva una sorta di eco, una voce lontana che ripeteva e sussurrava disperata frammenti di parole nel tentativo di comunicare il suo amore, o la sua disperazione o entrambe fuse in un groviglio di dolore e di piacere.

Erano voci che provenivano da lontano, da tempi ormai remoti e dimenticati. Ripetevano insistenti la litania antica e spezzata di moniti e di preghiere, di perdita e di amori. Come Eco, anche loro erano condannati a essere voce senza corpo, anima senza materia. E come Eco vagavano, con la flebile speranza che qualcuno presti loro attenzione.