Sono nata dalla terra ma sono destinata al cielo. Sulle mie ali porto i colori dell’estate, colori che sono stati cancellati dall’inverno.
Ricordo al mondo che esistono le tinte piene, carnose, sfacciate. Rammento a tutte le creature che il freddo se ne sta andando.
Muovo le ali frenetica, mentre vengo investita anche dalla minima corrente. Disegno quadri leggeri nell’aria,sfinita mi poso, poi riprendo la mia danza solitaria.
Talvolta incontro un altro sogno con le ali, e insieme facciamo piroette di felicità.
Cerco verdi campi punteggiati da fiori. Ma qui gli alberi sono strani. Alti più di una quercia, si estendono infiniti. Non hanno fronde né rami. Non sento la linfa scorrere all’interno.
La terra rigogliosa è grigia, dura, non ha il buon profumo dell’erba. È solcata da strani esseri luccicanti che saettano rumorosamente.
L’aria è pesante, velenosa.
Sento i miei colori soffrire, attenuarsi. In questa selva malsana non sono ben voluti. Richiamano alla mente luoghi e tempi lontani.
Lo scintillio viene smorzato, le mie ali sono grigie come i fiumi solidi su cui cerco riposo, nere come pece.
Cerco il sole, la luce, il calore. Un ricordo dell’antico splendore.