Intromissioni e maleducazione

Grazie a dei conoscenti che non avrei voluto conoscere, negli ultimi anni ho appreso le mille declinazioni di intromissione e maleducazione, due aspetti che ho sempre voluto evitare. Se prese in maniera disgiunta, non è poi così difficile allontanarle, ma quando questi due mostri si fondono in un unico supereroe in negativo, allora diventa imbattibile.

In primo luogo perché l’intromissione riesce sempre a imporre la sua presenza. Più si cerca di sfuggire alla sua rete, e più se ne rimane invischiati. Si viene assorbiti da una volontà di inclusione che soffoca. È la tattica dei coccodrilli: azzanna la preda e tirala sotto l’acqua finché non annega.

E poi c’è lei, la madre di molti mali, la maleducazione. In questo caso con sfumature di megalomania e di superiorità, per cui i discorsi sono conditi con abbondanti parole in inglese, le battute vengono sezionate e analizzate per trovare errori e ricondurli alla illuminata verità scientifica. La maleducazione si insinua prima con un saluto negato, poi con un semplice grazie dimenticato e infine con una serie commenti che hanno travalicato il limite della tolleranza.

E ancora non riesco a capirne il motivo, ma queste persone, che sembrano considerarmi una formica inutile da avvelenare, trovano sempre il modo di intromettersi.