Punti di vista

Gli occhi vedono una bicicletta a terra e due ragazzi che litigano. Uno di loro si allontana a piedi, ignorando le proteste dell’altro, che, in un impeto di plateale rabbia, butta a terra gli occhiali da sole, li pesta. “Mi ha preso in giro”. Infine, alza la bici e se ne va, borbottando qualcosa a mezza voce.

“Tu non hai idea di che che cosa ho visto oggi, Piero”

“Che cosa avrai mai visto durante la tua passeggiata in città, Cristina”.

“Una truffa”.

“E non sei intervenuta?”

“Certo che no, avrebbe potuto essere pericoloso. C’erano due ragazzi, due poco di buono se chiedi a me. Uno era un venditore ambulante che ha rifilato all’altro un paio di occhiali difettosi. L’altro si è alterato perché non gli voleva ridare i soldi. Sentissi le urla: ha gettato la merce incriminata a terra e ci saltava sopra. Fidati, un indemoniato”.

“Avresti dovuto chiamare le forze dell’ordine”.

“Ma se ne sono andati subito”.

Caro diario,
anche oggi l’umanità ha sfoggiato il suo lato più violento. Stavo abbassando la saracinesca del mio labarotorio, la sera, quando ho sentito delle voci alterate. La giornata non è andata molto bene, e non avevo certo voglia di infilarmi in un litigio. Così sono rientrato in negozio, e dalla vetrina guardavo che non succedesse qualche disgrazia. Non si sa mai di questi giorni.

I due litiganti erano dei ragazzi, penso stranieri dagli accenti. Una biciletta era a terra, ma entrambi non sembravano feriti, anzi: le loro voci erano tutto tranne che lamentose. D’altronde la collutazione con un pedone non deve essere molto traumatica. A parte per gli occhiali del ciclista, sui quali il proprietario ha infierito pestandoli. Un passante è intervenuto per calmare l’animo, ma subito l’altro ha inforcato la bici e se ne è andato.

Anche per delle sciocchezze, diamo il peggio di noi.

“Giuro che si è trattato di spaccio di droga” disse il signore Perben al carabiniere che, chimato con urgenza, non aveva trovato altro se non una signora arcigna, un commerciante curioso, e un passante che sembrava sapere qualsiasi cosa.

“Si fidi, so come vanno queste cose”.

“Lei è uso allo spaccio di droga?”

“Ma no, certo che no. Ma i due litigavano, uno ha urlato che non ne valeva il prezzo. Di certo droga, si fidi. E si davano spinte, stavano per venire alle mani, se non fossi intervenuto. Ma abbiamo evitato il peggio”.

“E perché parla di droga?”

“E che altro vuole che sia, avevano una faccia così equivoca”.

“Lombroso sarebbe fiero di lei”.

Ghirlande di Natale – Pt. 2

Furt conosceva solo di fama lo scorbutico gnomo rintanato nel sottosuolo. Aveva persino pensato che si trattasse di storie per folletti infanti, che si impauriscono anche con le ombre del fuoco. Ma la sua amica, Candy, gli aveva giurato di averlo visto mentre sbuffafa guardando la loro casa.

“Avresti dovuto sentirlo” cinguettò Candy. “Se ne stava lì imbronciato a lamentarsi di quanta luce emanassero le nostre finestre. E che il calore dei nostri fuochi stava sciogliendo la neve. È vero, esiste Furt. E se fosse per lui, il nostro capo dovrebbe traslocare il prima possibile”.

Furt credeva a ogni parola di Candy. Erano amici, e la parola degli amici non si mette mai in discussione.

In realtà Candy non aveva né visto né sentito lo gnomo Dwarf, ma la moglie, Klag. A sua discolpa, è molto difficile distinguere uno gnomo maschio da uno gnomo donna. Le trecce di quest’ultima sono così folte e vengono tenute sul davanti in modo tale da poter essere facilmente scambiate per barba.

L’odio di Klag non era ingiustificato. Gli gnomi amano il buio, che permette loro di studiare gli astri e le divinità che scintillano nel cielo. Inoltre, lo scioglimento locale delle nevi, causato da una natura freddolosa del principale di Furt e Candy, provocava gravi infiltrazioni d’acqua gelata nella tana di Klag e Dwarf.

Insomma, le fondamenta per una lotta di vicinato erano ben solide e pronte a sorreggere un palazzo di dispetti e rappresaglie.