Di molti uomini ho cantato le gesta, ma anche alcune donne sono riuscite a farsi spazio tra le guerre e i duelli, guadagnandosi una zolla di questi campi. Sentite Penelope, che ancora non ha perdonato il marito, o Andromaca, che sospira davanti alla morte che ha sempre cercato di sconfiggere e dalla quale è stata sempre sconfitta. Ma tra le tante voci che animano questo luogo, non avrei mai pensato che di sentire proprio la tua “Elena. Ti sei guadagnata il rispetto degli dei?”
“Forse perché mi hai sempre descritta come una donna facile, che causa una guerra e distruzione per poi tornare alla normalità come se nulla fosse successo? Non tutto quello che dicono i poeti corrisponde a verità. Ben poco, oserei dire. E tu lo sai bene”.
“Elena, non prendertela. Quella era la storia. Eri la più bella, la protetta da Afrodite e sei stata oggetto di una scommessa”.
“Dicono che gli dei siano invidiosi. Forse volevano solo rovinare la regina di Sparta, figlia di una donne e di un cigno divino. Invidiosi e fantasiosi. Fortuna che non riesci a vedermi: consumata dagli anni sono scivolata in questo giardino i cui frutti non seguono le richieste delle stagioni. Mi sembra di essere una statua, ma priva dei colori che la rendono perfetta. Un bel simulacro”.
“Non sono stato l’unico a parlare di te”.
“Vero. Tra apologie, accuse, tragedie, maldicenze, sono diventata un personaggio di cui tutti hanno abusato. Solo perché sono una donna che è scappata da un marito che non amava. Eppure non ho condotto io gli eserciti a Troia. Lo hanno fatto loro, Menelao e Agamennone, stirpe maledetta”.
“Non hai tutti i torti”.
“Ora vattene. Tornate dai tuoi grandi eroi. Loro conoscono l’amore degli dei”.
