Realtà virtuale – pt. 28 La fine e l’inizio del gioco

“Ehilà Tit! O dovrei dire Davide? Non fai entrare due vecchi amici?”

Davide chiuse di scatto la porta. Era una persecuzione, gli sembrava chiaro.

“Oltre a essere un illustre informatico, sono anche un ottimo scassinatore. Aprici: qui si gela. E poi noi siamo i buoni, ricordi?”

Davide non resistette e aprì nuovamente la porta. Quanto era bello commettere gli stessi errori.

“I buoni, scherzi? Mi hai trasformato in un cumulo di bit! Mi hai usato come dinamite e buttato fuori da Ludiveritas come spazzatura senza pensarci due volte. E dovrei lasciarti entrare? Mai. E chi sarebbe la tua compagna? Androm&d482 vero? E come hai fatto a sapere dove abitavo?”

La ragazza sorrise: “Grazie per l’invito Davide: ti spieghiamo tutto dentro. L’umidità è un’assassina qui fuori”. Lo spinse da parte e si intrufolò nel salotto dove si accoccolò su una poltrona.

“Ti sei sistemato bene, vedo. Comunque il mio vero nome è Mary, e il qui presente è Vincenzo. Meglio Vince, ovviamente.

Vincenzo sbuffò: “Meglio Att$la936, decisamente più virile. Allora, da dove cominciare? Hai cercato di ricreare la tua cella nella realtà: ci vuole coraggio. Di questi tempi l’agricoltura viene sempre sottovalutata. Ammetto anche che ritrovare il tuo indirizzo non è stato semplicissimo. Solo semplice. Vedi, tutto nel web lascia…”

“…un segno. Lo so Vince. Cerca di non perderti nei tuoi stessi piani. Questa storia è durata fin troppo”.

“Calma Tit. Il tuo vecchio indirizzo era nei miei database, ovviamente. Grazie a Mary sono risalito all’agenzia immobiliare che si è occupata della cimpravendita, ne ho hackerato il sistema, e ho preso tutti i dati che ci mancavano. Ed eccoci qui. Contento?”

“Come un bambino a Natale”.

“Abbiamo una proposta per te. Ti assumiamo”.

“No, scordatelo”.

Vincenzo inalberò una faccia dispiaciuta. Di fisico non era molto simile a Att$la936, ma il carattere era decisamente lo stesso.

“Non sei una scheggia, vero? Penso tu l’abbia intuito: Mary e io stiamo insieme e lei è la co-fondatrice di Ludiveritas. Ha avuto una sbandata per quel porco, maledetto, infame…”

“…Luca. Lo hai conosciuto sotto il nome di Lep1do25” spiegò con un leggero imbarazzo Mary. “L’ho conosciuto a lavoro e l’ho coinvolto nel progetto, assieme a Cri, Serapis*3. Vince mi deve ancora perdonare del tutto. Ovviamente mi sono pentita quasi subito, ma tornare da Att$la936 avrebbe significato la morte del mio avatar”.

“Ti ho perdonata, non ti distruggerei mai. In ogni caso, la premiata ditta Lep1do25 & Serapis*3 hanno cominciato a voler prendere il controllo di Ludiveritas: i guadagni non sono mica male, sai? Nonostante la distruzione della loro base, però, la zona nera è ancora molto estesa. Ci servono giocatori puliti, come te. Stiamo creando un’alleanza per far fronte agli hacker, insomma. Che ti sembra? Vuoi essere dei nostri?”

“No”.

Il silenzio calò nella stanza. Venne rotto da Davide: “Sentite, ho una mia attività che richiede tutte le mie energie e il mio tempo. Non avrei tempo anche per Ludiveritas. Non voglio più diventare succube di un gioco. Come sta Founder01”.

Vincenzo si animò: “Ma non è un gioco, è molto di più. È un insegnamento. Avresti mai avuto il coraggio di fare tutto questo senza Ludiveritas? Anche una penna può essere usata per uccidere, ma non per questo è un’invenzione pericolosa. Aiutaci a far tornare Ludiveritas il mondo ideale Tit! Founder01 ti saluta: sta ancora ridendo per il botto che hai fatto”.

Davide lo guardò: “E in cambio?”.

Mary si mise a ridere: “Non è così stupido come pensi, Vince. In cambio noi ti aiutiamo con la tua attività. Siamo informatici provetti, il tuo nome sarà sulla bocca di tutti i ristoratori. Che ne dici? Ricomincerai a giocare?”

“Ci devo pensare”.

Vincenzo sembrò soddisfatto: “Sembra un passo in avanti. Facci sapere: basta che urli dalla finestra, perché abbiamo acquistato la fattoria affianco, dove ci verrà a farci compagnia anche il mio fratellone Gu. Ovviamente se vuoi allargare la produzione potremmo affittarti anche la nostra terra. Ma tutto ha un suo prezzo”.

Che gioco strano era diventata la sua vita, pensò Davide guardando i suoi amici che si allontanavano a piedi dopo averlo salutato.

FINE

Realtà virtuale – pt. 27

C’era poco di misterioso in quella scritta, Game over. Il significato era evidente: Tit@nus537 era morto, la sua cella sarebbe stata assegnata a qualcuno del limbo, magari sarebbe diventata un altro campo di battaglia, senza anima, senza sole. La sua avventura virtuale era terminata. Non c’era possibilità di rientrare, perché ormai il costo per accedere a Ludiveritas aveva raggiunto vette a Davide inaccessibili. E non era neppure il momento di perdere tempo con giochi: la sua vita si era persa in qualche anfratto e non aveva la minima idea di come uscirne. Vedeva davanti a sé un muro solido di mattoni, mentre dietro sentiva chiaramente le voci che commentavano i suoi fallimenti e gli sguardi di falsa compassione.

Tit@nus537 era morto, ma Davide era vivo. E al contrario del suo avatar aveva una seconda possibilità.

Decise, quindi, di chiudere definitivamente il capitolo realtà virtuale, e di cancellare dalla memoria Att$la936, la sua amichetta Androm&d482 e l’hacker più temuta del web, Serapis*3. Si dedicò, invece, all’appartamento con tutte le sue forze e sfogando una dose di rabbia repressa tale da poter sconfiggere anche il più potente Ausmundi. Si era formato un pensiero nella sua mente. E quel pensiero iniziava con il vendere quel buco. Nessuno avrebbe mai pensato di acquistare una discarica puzzolente, per cui era necessario che il degrado di mesi venisse definitivamente eliminato.

Più Davide puliva e più i suoi pensieri si schiarivano. Impiegò una settimana per ripristinare l’ordine, una settimana in cui realizzò che la sua idea non era poi così infattibile. La raffineria aveva pagato profumatamente il suo silenzio: quei soldi e la vendita dell’appartamento avrebbero costituito una buona base di partenza.

In pochi mesi, con energie che neppure Davide sapeva di avere, diede una svolta alla sua esistenza di grigia ameba. Non aveva dimenticato Tit@nus537, al contrario: il suo obiettivo era quello di trasformarsi nel suo avatar. La realtà virtuale gli aveva insegnato che la città non faceva per lui, che la sua passione richiedeva una terra umida, un campo soleggiato.

Comprò una casetta in mezzo al nulla, che dotò ovviamente di una connessione internet abbastanza buona da permettergli di aprire online una sua attività per rifornire le altre celle. Pardon, i vari clienti e ristoranti.

Finalmente Davide poteva reputarsi felice. Certo, doveva ancora risolvere qualche piccolo problema, ma in generale non se la passava male. Tuttavia vi mentirei se vi dicessi che non pensasse mai a Ludiveritas. Ci pensava, eccome, e con una certa nostalgia. Gli faceva male ammetterli, ma avrebbe voluto tornarci, magari non con l’assiduità di una volta, per parlare con Att$la936 e per capire se la sua intuizione su Androm&d482 fosse vera. Avrebbe voluto sentire la risata ironica di Founder01 mentre commentava la sua magnifica deflagrazione. È difficile liberarsi di una dipendenza.

Mentre la sera guardava pigramente dei video su Ludiveritas sentì suonare il campanello. Per un attimo valutò di non rispondere, poiché non attendeva nessuno, ma alla fine cedette alla curiosità. Dopotutto è arduo imparare dai propri errori. Davanti a casa stavano in piedi due figure: una era magra, dinoccolata e con un ciuffo di capelli ricci che incorniciava un volto scavato, occhi furbi e un sorriso pronto a trasformarsi in risata. L’altra era più proporzionata, un po’ più bassa e in carne. Anche quest’ultima sorrideva, anche se più timidamente.

Davide sapeva che non avrebbe dovuto aprire.