L’uomo rimase un attimo smarrito, cercando di ritrovare tra i tronchi quella figura esile che gli era comparsa davanti ed era fuggita via in un ondeggiare confuso di vesti. Ritornò a sedersi. Era stanco. Stanco della sua vita, stanco di pensare a ciò che avrebbe dovuto fare o meno, stanco di tutti quegli occhi che continuavano a fissarlo, pronti a coglierlo in errore, veloci nel giudicarlo. Ora basta, non sopportava le voci, i bisbigli, le risatine,che si abbattevano su di lui più pesanti di un masso, più dolorosi di uno schiaffo. Era stanco di combattere contro tutti e contro se stesso. Prese la spada, la corazza, e li gettò nel sottobosco, liberò il cavallo dal morso e lo lasciò andare. Poi si incamminò lasciandosi alle spalle la strada per trovare una nuova vita.
Fermò anche quel passante. Come sempre, una forza la spingeva a mostrare il suo prezioso specchio agli estranei. Forse era solo la speranza che qualcuno la liberasse. Alla donna cui aveva fatto vedere l’enigmatico oggetto chiese: “Cosa vedi?”.
La donna sorrise, confuse. “Vedo…il mio sogno. E tu, cosa vedi?”
La ragazza, confusa, girò lo specchio e lo fissò. Un tremito la percorse, lo lasciò cadere. Frammenti volarono ovunque, con il suono di mille risate, di milla grida.
Nello stesso istante il silenzioso compagno si alzò e con una bianca mano le indicò una tortuosa via che dalla strada laterale si addentrava nella foresta. Poi scomparve. Il patto era rotto. Sarebbero passati molti anni prima di rivederlo.
Da qualche parte, un uomo sospirava desiderando la carne di una donna, una vecchia seduta cullava un bimbo mai avuto, un ragazzino rincorreva un aquilone di sogni e una viandante continuava la sua ricerca.
Da qualche parte, in un viottolo, una semplice ragazza correva leggera verso l’ignoto.