Regina dei ghiacci

Il paese era arroccato sul fianco di una montagna, uno di quei posti che sembrano essere nati come dispetto e sfida alla natura stessa. Una manciata di casa e un campanile si tenevano stretti alla roccia, come stambecchi che non si muoveva, impavidi nei gelidi inverni, in attesa che l’estate portasse un po’ di sole mite.

Marc era un’anima di quel paese, un abitate dalla pelle ruvida, dagli occhi chiari come un lago di montagna e il corpo forte da contrapporre a un ambiente aggressivo. Nella stagione più clemente se ne andava a scoprire le vette più alte della montagna che gli faceva da madre, sorella e anche da nemica, per poterla conoscere ancora di più.

Aveva scovato caverne che custodivano ancora i resti di qualche sfortunato animale, si era riflesso su laghetti che comparivano solo al disgelo, e aveva urlato all’immensità nel tentativo di far udire la sua voce al mondo intero. Lui da solo fronteggiava rocce antiche e aspre.

Si spinse fino ai ghiacciai, luogo sconsigliato da qualsiasi persona assennata, soprattutto in quei mesi in cui lastre di ghiaccio si staccavano con un rumore secco e roboante per dare vita a ruscelli freddi come il ghiaccio e del colore del cielo. Ma Marc non seguiva il senno, solo la curiosità e le leggende che raccontavano di antiche ninfe dei ghiacci che là avevano preso memoria. Magari era in cerco della giovane Eco, che per disperazione e per amore si era perse per i monti.

Marc la vide, non la ninfa Eco, ma quella che chiamò la regina dei ghiacci. Una fanciulla diafana, che da sotto la lastra dei ghiacci lo guardava con occhi di neve, avvolta dai filamenti argentei della sua chioma. Se ne innamorò, e ogni primavera tornava in quei posti per poterne godere della bellezza, finché un giorno non fece più ritorno al villaggio.

Nessuno vide mai la regina dei ghiacci, ma nessuno trovò neppure i resti del giovane, anche dopo il disgelo dell’anno successivo. Poteva succedere, sostenevano gli anziani. Secondo altri, invece, il giovane era fuggito, o forse aveva inseguito il suo sogno fatto di acqua e ghiaccio un po’ più in là, un po’ più lontano.