Spalla d’avorio

La mia storia è cominciata con il sangue e nel sangue la mia stirpe ha vissuto. In questa casa siamo vittime e carnefici, abbiamo ricevuto onori divini, ma espiamo colpe atroci. Non siamo innocenti, e allo stesso tempo siamo dannati. La nostra dannazione si consuma qui, sulla terra, e talvolta anche nel Tartaro.

La mia storia ha avuto inizio, in realtà, con un banchetto, in cui una dea un po’ distratta addentò la spalla di me fanciullo, fatto a pezzi dalle mani paterne per deridere gli dei. Non avrebbe dovuto commettere una simile empietà, gettando figli e nipoti in un baratro cruento. Il sangue che macchiò le dita di mio padre è lo stesso che vedo nelle mani di mio nipote, Agamennone, mentre immola su un altare ingannatore la giovane figlia. Stirpe reale ci chiamano, stirpe maledetta la chiamo io.

Venni risarcito dalla crudeltà umana e dalla sbadataggine divina con una spalla d’avorio, il simbolo supremo di regalità. Venni amato da un dio, ma l’inganno scorreva nelle mie vene e dall’Olimpo precipitai nuovamente su questa terra di compromessi e bugie. Divenni re, divenni traditore, divenni omicida. Ho vinto la mia amata e il regno in una gara di carri. Avrei dovuto perdere, ma anche i cavalli divini non possono vincere l’astuzia umana. La bella Ippodamia divenne mia, grazie a dei semplici perni di cera.

Ho pagato questo inganno. Ho pagato ancora di più la mia gelosia e l’omicidio del giovane auriga, il figlio di Hermes. Nell’acqua il padre, il messaggero alato, non poteva recargli soccorso. Nell’acqua, l’elemento del dio che mi fece conoscere le alte vette della casa degli dei, io annegai il mio alleato, Mirtilo. Non avrebbe dovuto parlare quello stolto, eppure parlò, e maledisse una stirpe che era già maledetta. Gli dei non dimenticano, non perdonano.

Divenni ricco, divenni potente, ma a che prezzo. Tieste, mio figlio, divenne simile a Cronos a causa dell’inganno ordito dal fratello, Atreo, e consumò le carni dei propri figli. La punizione di Atreo arriverà, per mano di colui che aveva allevato come un figlio. E anche il successore, Agamennone, seguirà la lunga fila dei suoi antenati, trafitto come un animale sacrificale dall’ira di una moglie che vendica la figlia.

Ci chiamano re. Abbiamo discendenti e avi divini. Eppure ho invidiato il più oscuro dei contadini.