È da un po’ di settimane che eventi e persone stanno mettendo a dura prova la mia pazienza, virtù in cui non eccello. E nelle prossime si prevede un peggioramento della situazione. Almeno è stato previsto questa volta. Aprile dovrebbe essere uno dei miei mesi preferiti, lo era fino a qualche anno fa, ma ha perso questa caratteristica positiva già da un po’.
Peccato. Perché mi fa simpatia questo cuore di primavera in cui i boccioli mostrano timidi i primi colori dei teneri petali, e il sole tiepido fa capolino dalla finestra per ricadere proprio sulla scrivania. Di solito questo raggio portava anche qualche sorriso e la convinzione che qualcosa di bello stesse per succedere.
Poi un giorno questo sole si è offuscato, non a causa delle nuvole, ma perché aveva portato dentro la stanza un odore strano, sconosciuto, ma, allo stesso tempo, noto. Era il sentore che certo, qualcosa stava cambiando, ma non in meglio.
Se marzo dovrebbe essere un passaggio, aprile per me è sempre stato un suggeritore. E se davvero mi sta per suggerire quello che temo, meglio che tenga strette le mani sulle orecchie. Magari riesco a rallentare questa macchina di ferro e ingranaggi arrugginiti.

