Aprile

È da un po’ di settimane che eventi e persone stanno mettendo a dura prova la mia pazienza, virtù in cui non eccello. E nelle prossime si prevede un peggioramento della situazione. Almeno è stato previsto questa volta. Aprile dovrebbe essere uno dei miei mesi preferiti, lo era fino a qualche anno fa, ma ha perso questa caratteristica positiva già da un po’.

Peccato. Perché mi fa simpatia questo cuore di primavera in cui i boccioli mostrano timidi i primi colori dei teneri petali, e il sole tiepido fa capolino dalla finestra per ricadere proprio sulla scrivania. Di solito questo raggio portava anche qualche sorriso e la convinzione che qualcosa di bello stesse per succedere.

Poi un giorno questo sole si è offuscato, non a causa delle nuvole, ma perché aveva portato dentro la stanza un odore strano, sconosciuto, ma, allo stesso tempo, noto. Era il sentore che certo, qualcosa stava cambiando, ma non in meglio.

Se marzo dovrebbe essere un passaggio, aprile per me è sempre stato un suggeritore. E se davvero mi sta per suggerire quello che temo, meglio che tenga strette le mani sulle orecchie. Magari riesco a rallentare questa macchina di ferro e ingranaggi arrugginiti.

Richiesta di spazio

Sai, è da un po’ che non mi dai lo spazio che mi merito: non mi fai più parlare, ti limiti a darmi da mangiare. Insomma, mi tratti come un pesce rosso qualunque, non come il padrone indiscusso di questo acquario.

Mi sento un po’ stupida a parlare con un pesce. Ricordi? Di solito i pesci sono muti. È come parlare con se stessi. Già sono strana, se poi scoprono che parlo con i pesci, sai quanti problemi potrei avere. Non è certo un hobby da inserire in un curriculum, no?

Magari i pesci tropicali sono muti, ma io parlo e mi so esprimere benissimo. Posso anche offenderti.

Lo so. In ogni caso, mi sembra di averti dato abbastanza spazio: sei anche in foto ora.

Non sono io quello. Io sono decisamente più affascinante, misterioso, grazioso. Quello ha un’aria da pesce lesso.

Era per proteggere la tua identità. Non vorrei che qualche squalo, o magari un gatto ti prenda di mira. I tuoi amici tropicali non muoverebbero una pinna se qualcuno tentasse di farti fuori.

Lo so, lo so, la mia è una posizione scomoda.

Perché mi hai disturbato, comunque?

Io non disturbo mai.

Credici. Perché hai fatto incursione?

Non mi ricordo…

Bugiardo!

Ah, giusto. Per riportarti con i piedi a terra.

E tu che ne sai di piedi?

Ho studiato. Dico solo di non illuderti. Non per te, ovvio. Voglio solo evitare un’altra infilata di testi depressivi e deprimenti. Sto cercando di liberarmi delle persone negative: non vorrei mai dover assoldare uno squalo per liberarmi pure di te. Non hai idea di quanto si facciano pagare gli squali.

Sempre una parola di conforto, tu, vero?

Sblurp. Lo sai che sono gentile.

Secondo me volevi solo far sentire la tua voce per manie di protagonismo.

Può essere. Sai che ho la memoria breve. Mi sono ritrovato qui, e non mi ricordo perché io sia qui.

Intelligente come uno squalo, insomma.

Non offendere, umana senza branchie.

Torna a giocare con il pesce palla, da bravo.

Spiritosa. Sblurp sblurp.