Apparire

L’importanza di apparire e non di essere è ormai assodata. Il che va a pari passo con la poca volontà di approfondire le conoscenze, di cercare di capire gli altri. Non si tratta di far ricorso a delle utili maschere: scagli la prima pietra chi non ne hai mai fatto uso. Si tratta, piuttosto, di comprare una bottiglia perché è bella, perché ispira simpatia, fa sorridere, senza valutare il contenuto.

Empatia. Fino a oggi non avevo visto il lato negativo di questa innocente parola: empatia. Bisogna utilizzare l’empatia come strumento per ingraziarsi l’interlocutore. L’amicizia viene ridotta a un semplice rapporto di conoscenza che potrebbe essere utile in un futuro. Sembra che non ci sia nemmeno la libertà di provare antipatia e di causare antipatia. Grandi sorrisi, ricerca di contatto visivo, prossemica amichevole, e speriamo di guadagnarci in qualche modo.

I rapporti sono diventati un semplice numero da incrementare quanto più possibile, da sfoderare al momento giusto. Non vedo che uno stolto stormo di pavoni che si vantano di una coda posticcia e che litigano per dimostrare che la loro è la più colorata.

Peccato che i pavoni non siano animali che amino lo stormo.

Danza folle

“Avanti, vieni. Ridi, balla, salta, seguimi, cerca di afferrare la mia ombra cangiante. Non ti aspetto, ben lo sai, perché sarai tu a cercare di raggiungermi, con il respiro rotto e affannoso.

E allora vieni, affrettati per poter far parte anche tu di questo momento di sfrenatezza. È giunta l’ora che ti liberi dalla catene della razionalità, recidi quei legami e vieni da me, muovendoti a ritmo della mia risata irrefrenabile.

Osserva bene, ammira la mia pelle di porcellana, i miei occhi infuocati che sprofondano in due fessure, gli arabeschi dorati incorniciano il mio volto.

Non pensare, non ricordare, non soffrire. In questo ballo la dimenticanza ti farà ridere, ti farà smarrire nelle dolci tenebre dell’ebrezza”.

La maschera cade, i colori si affievolirono, della risata rimase solo un’eco lontana, un ghigno pauroso. Si ritrovò a stringere una mano fredda, tremante.

“È forse già finita la danza a cui mi hai invitata? Perché ora taci?”

La maschera si girò, con uno strano sorriso: “Illusa, questa è una danza che deve ancora cominciare”.

Jinn

Annoiato. Molto annoiato. E stanco. Di chi? Ma di voi, ovviamente, piccoli, caduchi mortali che vi credete padroni di tutto.

Chi sono io? Mi pare ovvio, sono il Jinn. Sì, sì, il genio nella lampada. Per capirci, quello che compare nei racconti di Mille e una notte.

È ora che si avveri un mio desiderio. Voglio parlare.

Per cominciare, vorrei farvi notare quanto siate scontati. Io vi offro tre desideri, e voi cosa fate? Chiedete soldi, fama, giovinezza.

Quindi voi fareste di tutto pur di avere ricchezze, potere e una vita sempre nel fiore degli anni?

Risposta scontata visto che siete pronti a macchiarvi le mani di sangue, a fare lo sgambetto al vostro vicino, a calunniare ed infamare pur di ottenere un briciolo di notorietà e benessere.

Siete avidi, vanitosi, egoisti. Considerate uno spreco usare uno dei tre desideri per aiutare qualcun’altro. Magari un perfetto sconosciuto.

Per questo vi inganno. Non perché sia una creatura malvagia, ma perché voglio punire la vostra vanità.

Volete ricchezza, e di oro, smeraldi, rubini sarete ricoperti. Schiacciati da questa massa preziosa non dormirete più, non avrete più pace. Gli amici si tramuteranno in nemici, i parenti in parassiti. I vostri occhi accecati dai bagliori dorati vedranno solo un mondo distorto e ostile.

Fama, voglia di rispetto, che mi conoscano e mi venerino. E non avrete mai un attimo di tregua. Tutti vi cercheranno, vi imiteranno e vi parleranno così insistentemente da non riuscire più a sentire i vostri pensieri.

Non volete scorgere il tempo che passa. Voi che siete mortali. Va bene. Il vostro corpo rimarrà giovane, intatto dalle offese degli anni. Vivrete a lungo, e vedrete i vostri figli, i vostri amici e parenti scomparire. Sarete destinati a una vita di solitudine.

E io, in questo sfacelo, resisto. Immortale tra creature vane.