Da piccoli giocavamo con i mattoncini. Incastri e fantasia come malta. A poco a poco vedevamo crescere tra le nostre mani castelli, città, villaggi. Pochi minuti e colorate, ardite, costruzioni si ergevano in un equilibrio instabile.
Mattoncino dopo mattoncino. Incastro dopo incastro.
E poi con un solo colpo l’incantesimo svaniva, gli edifici ridiventavano semplici cumuli di plastica multicolore. E ce ne stavamo là, in un mare di distruzione.
Il gioco ricomincia. Nuovi castelli, nuovi palazzi, nuove città.
Da piccoli erano regni di fantasia. Ora sono i mattoncini della vita quelli che si trovano ai nostri piedi. Ancora senza una forma, un ordine, una fantasia.
Basta avere l’umiltà di chinarsi e giocare. Di nuovo.
Se sai vedere il potenziale di quei cumuli di plastica multicolore nel mare di distruzione, la meraviglia non finisce mai.
Bella metafora!
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Grazie!
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