Sogni

Non era la perfezione il cielo che si rifletteva nei suoi occhi: a tratti si rabbuiava e si offiscava, lasciando scie di nuvole, alcune malinconiche, altre più leggiadre. E una libellula attraversò il suo campo visivo, portando fra le zampe un sogno scintillante come un raggio di sole.

Il sogno piombò su di lui e si infranse in mille schegge. Folgorato, il corpo sprofondò nel prato, che divenne liquido come un oceano e sentì la camicia seguire il flusso, mentre un pesce guardava curioso questo estraneo che riusciva a respirare pur senza branchie.

La libellula fece l’occhiolino, e l’acqua si fece cristallo e si trovò in un universo intangibile, colmo di musica, in cui erano sospesi pianeti e stelle, con un ordine che i suoi occhi sgranati riuscivano a carpire e comprendere. Il vuoto si aprì e precipitò nell’aria, ma prima di toccare il suolo la libellula gli regalò un paio di ali. Gareggiò allora con le aquile e con le rondini, e vide quelle nubi di prima farsi enormi.

Quando riaprì gli occhi, la libellula era scomparsa, con un sogno ben stretto tra la sue zampe.

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