Campi Elisi – Pt. 8

“Di risposte è fatta la mia vita”.

Ma certo, chi meglio di Edipo potrebbe parlare di risposte. Dopotutto la sua vita era punteggiata da punti interrogativi da dover risolvere, e a ogni risposta piombava sempre più a fondo in un baratro di dolore e di fraintendimenti. Eccolo, quindi, cieco e maledetto, perché nemmeno gli occhi gli hanno permesso di vedere l’inganno e la rovina piombare su di lui.

“Pensavo di essere superiore agli altri per intelletto. Liberai Tebe dalla sfinge, ho visto quell’essere antico e saggio chinarsi alla mia intelligenza mortale. Edipo il salvatore, Edipo il re. Ero indebriato dalla gloria, asuefatto dal successo. Ero un uomo che si sentiva invincibile e immortale. Ma ero cieco ancor prima di strapparmi gli occhi: non vedevo le mani sporche di sangue e non riconoscevo neppure mia madre. Ero senza vista, anche se potevo ammirare il sole e vedere i volti dei miei figli fratelli”.

A volte il fato sa essere crudele e non perdona nemmeno chi ha compiuto atrocità senza sapere di essere un mostro.

“Spiegami Omero: chi è più mostro, il parricida che sposò la madre, o una chimera che sputa lingue di fuoco? La seconda segue solo la sua natura, anche se tremenda, il primo sovverte l’ordine, anche se senza volerlo”.

Ma sono solo un cieco poeta che non ha voglia di rispondere. Ho cercato di cucire nei versi dei suggerimenti, delle risposte, che potessero illuminare la strada offuscata di qualche umano. Un cieco che guida un esercito di ciechi non ottiene la vittoria con facilità.

“La fine mi colse e mi portò qui, dopo una vita di povertà e disperazione. Anche questa è una risposta”.

Incrollabili certezze

Nel mio mondo le certezze incrollabili non esistono. Quando penso di averne individuata una, questa non perde tempo per sgretolarsi o mutare forma. Nulla di strano. Tutto cambia, tutto sembra essere soggetto a leggi severe che impongono mutazioni.

E come tutte le certezze, anche questa si è rivelata inesatta.

Nella vita si incontrano molte persone, alcune sono solo conoscenze di passaggio, altri volti con nomi sfocati, altri ancora pietre indesiderabili che si piazzano lungo la via per intralciare periodicamente il transito.

Da un po’ di anni una di queste pietre ha fatto il suo ingresso nella mia via. Impossibile da rimuovere, dato che comporterebbe l’eliminazione di una pietra fondamentale. Però anche sopportare la sua presenza, tollerare la maleducazione e soprassedere alla saccenza, ma ciò che proprio non capisco, e che forse invidio, è l’assenza di dubbio.

Le certezze di questo soggetto sono là, belle, stabili, da anni e anni. Nulla le smuove, nessuna domanda le intacca e nessun dubbio le corrode.

Deve essere confortante avere questi fari, eppure il non riflettere, la negazione del dibattito mi fanno pensare che più di certezze si tratti di superstiziose comodità.

Ma cosa volete?

Cosa volete da me?

Ho lavorato a testa bassa. Sono stata disponibile, sempre. Ho sopportato molto e parlato poco. Ho dato tutto ciò che ho potuto.

Eppure niente. Non una ricompensa. Sono stata usata e poi gettata da parte, come un giocattolo capitato nelle mani di un bambino troppo viziato. Subito dimenticata in un angolo, mi limito a guardare le ingiustizie scorrere davanti a me. Ma non ho il coraggio per allungare una mano e protestare. E intanto cerco affannosamente una via di fuga.

Che volete di più?

Mi avete sfruttata, maltrattata, messa alla prova. E vi ho sconfitto. Ho superato ogni prova, sono stata capace di conquistare la vostra fiducia. Ho sofferto, vissuto in solitudine, abbandonato le città a me care.

Che volete? Cosa devo fare?

Domande

Dove stai andando?

Non lo so, procedo a tentoni, nel buio. Non ho nessun filo d’oro che mi guidi fuori, nessuna bussola che indichi il nord. Ho imboccato strade che mi sembravano sicure,ma che si sono rivelati vicoli ciechi.

Chi stai cercando?

Sto cercando compagno di viaggio. Sto cercando qualcuno con cui condividere gli errori, qualcuno che non gioisca per le mi cadute. Rincorro amore. Parola che suona così male nella mia bocca, tanto che fatico a pronunciarla.

Cosa stai cercando?

Domanda scontata. Cerco ciò che brami anche tu. Serenità, soddisfazione, compimento.

Cosa temi?

Ho paura di arrivare alla fine del viaggio con una valigia vuota e tanta stanchezza addosso. Temo il fallimento, la mediocrità, la solitudine. A volte mi fanno tremare i miei pensieri più segreti che strisciano infidi nell’oscurità. Altre ho paura di voi, e del vostro piacere nel vedere la sofferenza altrui.

Cosa ti manca?

La sicurezza. L’amicizia. Chi è sempre stato a mio fianco e ora non c’è più.

Cosa sogni?

Un cambiamento.