Come un’eco

Sentire le voci non è mai un buon segno, lo sanno anche i bambini. Il buon segno è sentire quello che tutti gli altri percepiscono. In caso contrario, l’etichetta di pazzo viene applicata in velocità, e con la stessa velocità si crea un’area di sicurezza attorno al soggetto.

C’erano giorni, però, in cui sentiva una sorta di eco, una voce lontana che ripeteva e sussurrava disperata frammenti di parole nel tentativo di comunicare il suo amore, o la sua disperazione o entrambe fuse in un groviglio di dolore e di piacere.

Erano voci che provenivano da lontano, da tempi ormai remoti e dimenticati. Ripetevano insistenti la litania antica e spezzata di moniti e di preghiere, di perdita e di amori. Come Eco, anche loro erano condannati a essere voce senza corpo, anima senza materia. E come Eco vagavano, con la flebile speranza che qualcuno presti loro attenzione.

Re e villani

L’universo è nato nel caos, e probabilmente nel caos perirà. L’ordine può sempre essere messo in subbuglio, è solo una mera convenzione che permette la convivenza e mette confini. Ma l’ordine è imposto da regole, le regole delimitano le libertà, e le regole vanno infrante. Almeno per una volta la pazzia mostra la lingua al saggio dio che ha racchiuso i titani in un ventre oscuro di oblio.

Il re cade dal trono e senza corona viene confuso con un villano. Il villano raccoglie un cerchio dorato e subito viene assiso su uno scranno da dove vede una distesa di nuche. La regina fugge dal palazzo vestita da pastore, il pastore abbondona le pecore per mettersi una sottana, il ricco cerca ghiande di bosco, il povero addenta un cosciotto prelibato, le pecore mettono in ordine i cani.

Nel giorno di libertà, tutto è possibile. Il poeta viene messa alla gogna, l’illetterato tesse carmi e distici, il macellaio porta a spasso un maialino, la vedova ritrova l’amore, l’infante insegna al genitore, il più pavido ritrova un coraggio da leone, l’impavido si concede tregua nella più oscura e dimentica delle taverne.

È il giorno delle maschere. È il giorno in cui le maschere cadono. Il pentimento sarà riservato a un altro giorno.