Vetri infranti

Mille schegge proiettate in cielo. Mille frammenti ricaduti al suolo. Un suono cristallino. Un breve momento e la delicatezza diventa tagliente nulla.

Luci riflesse e fasulle, che attirano e poi tagliano. Dolore. Gocce di sangue. Vetri infranti ovunque.

Perché ora, perché io?

Perché devo sempre fare la parte del don Chisciotte? Perché devo sempre rinunciare, stringere i denti, avere pazienza, guardare altri procedere spinti da fortuna o furbizia?

Perché io non ci riesco? Dove sbaglio?

E anche ora mi ritrovo a fare esattamente la stessa cosa. Chinarmi per terra, tra i vetri rotti. Prenderli in mani, provare dolore per ciò che è stato. Magari salvare un pezzo un po’ più grande, con cui fare l’arma che servirà per un altra battaglia.

Perché non mi concedete una tregua? Perché distruggete sempre tutto ciò che costruisco?

La mia rabbia cresce, le sue spire si stringono. Devo cominciare da capo, di nuovo. Devo ricominciare dalla sabbia e dal fuoco. Nella speranza di creare un cristallo ancora più bello.