Era lo sguardo di Luise, ne era certo. E quella ragazza non accennava ad abbassarlo. Ma Luise non poteva essere sul treno: Andrea lo sapeva bene, perché aveva visto il suo viso diventare bianco e quegli occhi verdi come germogli perdersi nell’immensità del nulla.
Di Luise avrebbe voluto assaporare le labbra, ma avrebbe deluso Pierre il suo amico. Aiutando Pierre aveva perso Luise, prima come amore e poi come persona. Pierre voleva avere tutto sotto controllo, aveva trovato l’impiego di aiuto medico ad Andrea, e in cambio voleva fiducia cieca. Aveva sposato Luise, ma lei non gli aveva dato quella stessa fiducia, una macchia da lavare con il sangue, una ferita che Andrea non aveva saputo saturare.
Andrea scappò nello scompartimento successivo, cieco al mondo circostante, con gli occhi fissi sulla paura di una giovane che voleva solo vivere.
“E lei? Si è perso? Mi mostri il biglietto, prego”.
Era il controllore, e affianco lo guardava altera una signora che stringeva fra le mani un ombrellino rosso.
Aspetta! Mi sono persa. Lo sguardo di chi gli ricordava quello di Luise? Non credo sia quello della ragazza con l’ombrellino rosso
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No, è di una passeggera casuale.
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