La famiglia del non detto

In questa famiglia meglio parlare per sottointesi. Tutto deve essere intuito e compreso, perché la verità può assumere uno strano aspetto se viene pronunciata a voce alta. Nel non detto si celano le ombre della probabilità e le luci della possibilità di aver frainteso.

Ma nella famiglia del non detto il dubbio crea castelli di terrore e di insicurezze, perché è meglio identificare il peggio per non trovarsi davanti a problemi inimmaginati. Si tendono le orecchie, si aguzzano gli occhi, si mettono in allarme tutti i sensi in modo da poter percepire anche il minimo cambiamento. Chi ne fa parte diventa una sorta di ragno che tesse la sua trappola pronto a percepirne ogni vibrazione.

E questa vibrazione di propaga come un’onda, e una volta raggiunta riva può anche spazzare via tutto ciò che trova, spezzare le deboli difese innalzate. Perché nel non detto trovano rifugio anche bugie e silenzi che possono creare una devastazione maggiore delle parole.

Raccontare

C’è chi riesce a raccontare qualsiasi cosa, c’è chi ha storie per tutto, a volte talmente strampalata da risultare finte come un aroma artificiale: forte e di carattere, ma poco digeribile.

Negli ultimi tempi mi sono chiesta che cosa potrei raccontare io di strano. In realtà molto poco, e comunque niente che non sia capitato già ad altri. In due parole: vita ordinaria. In questi mesi, inoltre, la vita ordinaria è diventata un bel piattume, ma questa è un’altra storia, che, secondo i piani, dovrebbe cambiare in un prossimo, e non molto lontano, futuro.

Mi chiedo, però, perché ci siano persone talmente annoiate dalla propria mediocrità da non perdere l’occasione per mettere sul tavolo racconti e aneddoti utili in ogni occasione. Amici che compiono azioni travalicando il limite non solo della legge, ma anche del buon senso e dell’istinto della sopravvivenza, parenti adorati e ascritti al registro degli eroi costellano le conversazioni.

La reazione richiesta è ovviamente una bella risata: lo richiede la legge della società. Da qualche parte, però, il buonsenso cerca di cadere in uno stato di catalessi.

Menzogne

Certo che raccontare bugie è normale, tutti lo facciamo, soprattutto chi sostiene di non dire mai bugie. Omissioni, piccoli cambiamenti, miglioramenti, ritocchi rendono la vita un po’ meno noiosa e più interessante. La fantasia aiuta a sopravvivere.

Ma c’è chi della menzogna ha fatto il proprio regno, chi si ammanta di storie mirabolanti solo per dimostrare la propria superiorità. Una superiorità, però, che vive solamente nella propria mente e che cerca di imporre agli altri.

Il mondo è fatto di giochi di forza, qualcuno tira da una parte e un altro spinge dall’altra, e spesso si cerca di rompere gli equilibri per schiacciare l’avversario. E pur di primeggiare, si inventa. Si inventa e si diventa dei pavoni garruli sempre con qualche storia da pigolare.

E poco importa se le storie diventano di volta in volta sempre più inverosimili. Pur di non perdere la faccia, il bugiardo sguaina gli artigli, aggressivo, almeno finché non verrà sepolto dalle rovine del suo castello di menzogne.

Silenzio

Forse viviamo in un mondo di bugie, e probabilmente il termine forse è di troppo. Vengono dette a vari livelli, con scopi diversi, non sempre per ledere, ma di certo sono menzogne. Un mondo di menzogne e violenza.

Anche nel piccolo, anche negli aspetti più banali, siamo attorniati da inganni e falsità. E non credo a chi, con la maschera dell’innocenza, cinguetta: “ma io non riesco a dire bugie”. Dubito che ci sia qualcuno che abbia vissuto senza pronunciare mai una menzogna.

A volte, però, sono del tutto gratuite. Promesse non mantenute cadono nel buio di un silenzio che non riesce a chiudere del tutto la porta alla speranza. E alla fine, che cosa costa essere per una volta onesti?

Talvolta proprio niente.