“Tutti in carrozza!”
La voce proveniva soffocata dalla banchina ed era mischiata al rumore della pioggia che rimbalzava sui binari. Il fattorino entrò e uscì senza che Ivonne e Andrea scambiasero una parola. Un rumoroso silenzio era calato fra di loro, alternato al fruscio della paura.
“Tutti in carrozza!”
“Si parte. E la prossima tappa è la nostra. Qual è la tua risposta?”
Andrea guardava fuori dal finestrino in silenzio, sperando che la pioggia gli suggerisse cosa fare.
“Andrea, cosa ti trattiene? Hai perso tutto, amore, amico, città, lavoro. Io non ci prenserei nemmeno: meglio mettere più chilometri possibili tra noi è quel buco puzzolente di villaggio”.
“Casa”.
“Cosa, Andrea?” Invonne stava perdendo la paziente.
“Era casa, per me. E l’America è…lontana”
“Un pensiero profondo. Dammi una risposta subito. Se non ci stai, ho poco tempo per trovarmi un sostituto”.
Andrea sospirò. Era evidente che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui. E poi non aveva nulla da perdere, e nessun progetto.
“Ci sto”. “Ottimo”.

