Avrebbero partecipato al Gran Torneo di Bocce e Bocciatori, senza Luigino, con un tipo grande e grosso che non aveva mai messo mano alle bocce prima del corso intensivo di Silvano. Era la fine, pensò Antonio, la rovina, un’altra macchia da ascrivere alla lista dei suoi fallimenti personali. Ed erano molti, ve lo garantisco. Sentiva già il panico che saliva al volto come vampate, la pancia che si svuotava, la testa che si riempiva di un ronzio. Era la rovina. Tutta la bocciofila avrebbe riso di loro. Quattro ultra sessantenni incapaci di vincere una partita di bocce. Sarebbe stata una vergogna, una presa in giro.
“M-ma P-P-Pietro n-non è p-p-pronto, v-vero S-S-Silvano? È una follia!”. Di solito follia, pazzia, rovina, fallimento erano parole che sfuggivano al balbettio nevrotico di Antonio.
“Io sono il capo del gruppo, e io decido. Gareggeremo in quattro. Silvano ha detto che Pietro non se la cava male. Da domani ci alleneremo, e il mese prossimo faremo tacere quei bifolchi di Vecchie Dentiere, quei cafoni di Birilli Traballanti, quei rodomonte di Bocce del Conte. Non temere Antonio. E cerca di trovare tempo per giocare”.
Di tempo Antonio non ne aveva molto, perché continuava a lavorare nell’archivio del paese, mentre tutti gli altri, con l’eccezione di Pietro, erano già in pensione. In realtà Antonio non avrebbe mai avuto una pensione, perché i suoi debiti superavano di gran lunga il conto corrente di tutti i suoi compagni messi insieme. Era stato truffato, raggirato e infine abbandonato. La truffa e il raggiro avevano interessato l’ambito del lavoro, cioè il suo negozio I giochi di Dioniso, l’abbandono era riferito, invece, alla sua vita amorosa, e quindi al suo unico grande amore, Alvise. Non era un genio delle bocce, ma non era neppure un disastro, però Luca lo apprezzava per il suo disinteresse nei confronti delle donne.
Antonio aveva fatto la sua comparsa nel gruppo Vecchi Compari una ventina d’anni prima, quando il suo predecessore, Giovanni, se ne era andato per motivi che non erano molto chiari. Da quanto aveva capito, Luca aveva litigato pesantemente con Giovanni, che non si era più fatto vedere al bocciodromo. Anche Luigino non ne parlava molto bene, ma secondo Silvano non era una cattivo giocatore, era solo diventato un po’ distratto dopo la morte della moglie. La scelta di Antonio era dipesa da Silvano, suo vecchio amico: sosteneva che avesse bisogno di pensare ad altro, e il gioco delle bocce si dimostrò un’ottima distrazione, in effetti. Si rivelò essere una buona distrazione dopo lo scandalo del suo fallimento e la fuga del suo amato.
Perdere la gara, il Gran Torneo di Bocce e Bocciatori, avrebbe comportato sicuramente lo scioglimento del gruppo, e lui sarebbe rimasto ancora solo. Di nuovo solo. Ma gli ordini di Luca non potevano essere disattesi, per cui ripiombò nel silenzio, come sempre. Guardò Pietro: almeno non era male.
