Davvero sono io? Quella figura riflessa mi rappresenta?
La scorgo sul metallo dorato, plasmata in mille figure, deformata dal lungo serpente di Oceano, incrinata dalle città, quella in guerra e quella in pace. Mossa dai movimenti di un giovane ballerino.
Un manufatto stupendo, divino, dono di mia madre. Ma ora che lo guardo da vicino vedo anche me. Io, il possessore di questo scudo, sono diventato un suo strumento.
Mi rimanda la pallida immagine di un giovane uomo, avvenente, certo, ma con gli occhi opachi, spenti. Sono gli occhi di chi sa che la sua morte è vicina. Gli occhi di chi si è arreso al fato.
È stato deciso che non vivrò a lungo. Scontato per noi eroi.
È stato deciso che una freccia ingannatrice mi ucciderà. Scoccata da un vile e guidata da un dio.
È stato deciso.
Ho tentato di fuggire a questo volere, ma non è valso a nulla. Ho solo ucciso un padre. Ho solo mandato a morire un altro giovane. Il mio amato.
Va bene, mi piego al vostro volere. Dopotutto, perché resistere? Per chi scappare? Ho perso tutto. Sono solo. Mi è rimasta solo questa vuota gloria da difendere. Non tornerò a casa. Non canterò le gesta di altri eroi. Darò anche la mia vita per una questione inutile.
E sia. Morirò solo. Morirò da mortale.