Galleggiare

C’è un relitto che se ne va a spasso per le acque degli oceani. Una nave fantasma, dicono i marinai, ma i fantasmi non esistono. È solo un legno colpito da una fortuna non benevola.

Una volta doveva essere un maestoso veliero, ma si trattava di tempi lontani e ormai perduti. Un tempo quel relitto risuonava di voci, ma ora gli unici rumori udibili erano gli scricchiolii che avrebbero portato il legno a sprofondare nel nulla.

Quel relitto si è svuotato di uomini e merci, e si è riempito di storie, che trascina con fatica sulle onde capricciose di un mare non sempre benevolo. E quando arriverà il momento, quelle storie si trasformeranno il mille bolle trasportate dalle maree in acque lontane.

Atlantide

Viaggiate per mare, solcate le acque, osate varcare confini che mai nessun uomo ha avuto l’ardire di superare. Solo allora troverete un’isola dimenticata, sconosciuta. Le leggende narrano che il suo re sia in realtà il figlio del dio del mare. Fermatevi, intrepidi viaggiatori, perdetevi tra le vie di questa città mai visitata da stranieri.

Ammirate le strade lastricate, che vi accompagnano tra le case e palazzi, per giungere infine alla piazza principale. Qui ad Atlantide non esistono costruzioni vertiginose, non viene usato cemento, ma il materiale prediletto è la pietra che la stessa terra dona. In ogni punto potrete perciò ammirare il cielo senza che costruzione umana blocchi il vostro sguardo.

Le dimore non vengono sbarrate e chiuse come casseforti, le finestre non sono murate. Nessuno teme il vicino o il passante, perché tutti gli abitanti sono uguali, godono degli stessi diritti, hanno le medesime possibilità. Nessuno è ridotto a miseria, nessuno e costretto a chiedere l’elemosina.

Guardate la vasta piazza. Una magnifica apertura circolare, orlata da portici che imitano un merletto. È come se dialogasse con il cielo: il bianco della pietra riflette la luce del sole, prova a imitarlo, diventando un occhio cangiate al centro del mare turchese.

Qui potete trovare il mercato, tutte le merci migliori dell’ecumene. Sentiti i profumi delle spezie che raccontano di terre lontane, di genti sconosciute, osservate il colore della frutta, che sembra aver sottratto al sole una barlume della sua luce. E poi stoffe colorate, che passano tra le sapienti mani delle donne, perle che mandano i loro riflessi discreti, imitando il riverbero del mare.

Là in fondo si aprono le porte del palazzo regale, e sembra essere la continuazione della piazza. Anche questo è fatto di pietra, ma è ricoperto interamente di sottile madreperla e incrostazioni di conchiglie. Dicono che sia dono del padre al figlio per ricompensarlo di aver accettato di governare su dei semplici mortali.

Entrate, siete i benvenuti. Vi aspettano mense imbandite, bagni per ristorarvi e stanze dove riposarsi.

Si dice che l’invidia sia in grado di corrompere qualsiasi cosa tocchi. Si dice che sia più temibile della ruggine per il ferro. Qualcuno di voi ha iniziato a far girare strane voci e ora avarizia a rancore germogliano nei cuori degli abitanti. Gli occhi si fanno più torbidi, non guardano più in faccia, ma si girano obliqui.

Anche le divinità iniziano a privare questa isola del loro appoggio. Troppo felici gli uomini, troppo spensierati. Poche sono le preghiere e le richieste rivolte agli dei, pochi i sacrifici.

Ora cominciano i litigi e le lotte, e con i litigi iniziano piogge torrenziali e incessanti e improvvise scosse che smuovono la terra. Il dio del mare colpisce il suolo, il dio del cielo lo innonda. Per due giorni e due notti l’ira divina e quella umana piegano la città.

Infine Atlantide sprofondò negli abissi. Solo la leggenda la renderà immortale.

Leggende cosmiche

Si potrebbe dire che l’universo intero sia permeato di leggende, fantasia, racconti. Una storia cosmica che fa capolino quando meno te lo aspetti.

L’albero dalla corteccia nodosa cela in sé il corpo palpitante di una giovane ninfa che fugge alle brame di un dio. Le radici così ben piantate nella terra erano teneri piedi che correvano veloci, mentre i capelli fluttuanti vengono ancora accarrezzati dal vento che passa tra le foglie. La linfa scorre dove una volta c’era sangue, e il respiro fattosi affannoso si cristallizza ogni mattina in tenere gocce di rugiada.

La voce ripetuto all’infinito in una valle altro non è che la maledizione di una donna innamorata e non ricambiata.

Quella spoglia pietra ha avuto un cuore, spezzato alla vista della morte dei suoi adorati figli, abbattuti dall’ira e dall’invidia divina.

Il ragno è condannato a tessere per sempre la sua fragile tela per aver osato elogiare il proprio operato. Fili sottili destinati ad essere disprezzati e spezzati.

La terra è in realtà una madre da nutrire, il vulcano una fucina, dimora di titani, l’arbusto un ragazzo tradito e ucciso.

E il cielo è il più formidabile narratore che l’umanità abbia visto. Là Pegaso prosegue la sua folle ed eterna corsa verso l’Olimpo. Veloci stelle attraversano le notte estive sperando di non essere viste dal loro cacciatore. Non possono fermarsi incastonate nel manto scuro, perché verrebbero raggiunte da Orione, la cui cintura splende possente assieme al suo fidato cane. La notte racconta sommessa di eroi infaticabili, di navi che solcheranno in eterno un mare senza acqua, di uno schizzo di latte, di animali celesti.

Basta ascoltare, e il mondo narrerà la sua storia.