Viaggiate per mare, solcate le acque, osate varcare confini che mai nessun uomo ha avuto l’ardire di superare. Solo allora troverete un’isola dimenticata, sconosciuta. Le leggende narrano che il suo re sia in realtà il figlio del dio del mare. Fermatevi, intrepidi viaggiatori, perdetevi tra le vie di questa città mai visitata da stranieri.
Ammirate le strade lastricate, che vi accompagnano tra le case e palazzi, per giungere infine alla piazza principale. Qui ad Atlantide non esistono costruzioni vertiginose, non viene usato cemento, ma il materiale prediletto è la pietra che la stessa terra dona. In ogni punto potrete perciò ammirare il cielo senza che costruzione umana blocchi il vostro sguardo.
Le dimore non vengono sbarrate e chiuse come casseforti, le finestre non sono murate. Nessuno teme il vicino o il passante, perché tutti gli abitanti sono uguali, godono degli stessi diritti, hanno le medesime possibilità. Nessuno è ridotto a miseria, nessuno e costretto a chiedere l’elemosina.
Guardate la vasta piazza. Una magnifica apertura circolare, orlata da portici che imitano un merletto. È come se dialogasse con il cielo: il bianco della pietra riflette la luce del sole, prova a imitarlo, diventando un occhio cangiate al centro del mare turchese.
Qui potete trovare il mercato, tutte le merci migliori dell’ecumene. Sentiti i profumi delle spezie che raccontano di terre lontane, di genti sconosciute, osservate il colore della frutta, che sembra aver sottratto al sole una barlume della sua luce. E poi stoffe colorate, che passano tra le sapienti mani delle donne, perle che mandano i loro riflessi discreti, imitando il riverbero del mare.
Là in fondo si aprono le porte del palazzo regale, e sembra essere la continuazione della piazza. Anche questo è fatto di pietra, ma è ricoperto interamente di sottile madreperla e incrostazioni di conchiglie. Dicono che sia dono del padre al figlio per ricompensarlo di aver accettato di governare su dei semplici mortali.
Entrate, siete i benvenuti. Vi aspettano mense imbandite, bagni per ristorarvi e stanze dove riposarsi.
Si dice che l’invidia sia in grado di corrompere qualsiasi cosa tocchi. Si dice che sia più temibile della ruggine per il ferro. Qualcuno di voi ha iniziato a far girare strane voci e ora avarizia a rancore germogliano nei cuori degli abitanti. Gli occhi si fanno più torbidi, non guardano più in faccia, ma si girano obliqui.
Anche le divinità iniziano a privare questa isola del loro appoggio. Troppo felici gli uomini, troppo spensierati. Poche sono le preghiere e le richieste rivolte agli dei, pochi i sacrifici.
Ora cominciano i litigi e le lotte, e con i litigi iniziano piogge torrenziali e incessanti e improvvise scosse che smuovono la terra. Il dio del mare colpisce il suolo, il dio del cielo lo innonda. Per due giorni e due notti l’ira divina e quella umana piegano la città.
Infine Atlantide sprofondò negli abissi. Solo la leggenda la renderà immortale.