Valvole, stantuffi, meccanismi.
Il mio cuore è un orologio che ticchetta. Non accelera e non ha paura. Non perde colpi e non rallenta. Segue il ritmo dei secondi.
Le mie vene sono tubi. Il sangue che scorre è carburante. Costante corre in tutto il corpo e mi dà energia, mi muove e mi sostiene.
I miei muscoli sono ingranaggi di metallo, ben oliati, perfettamente funzionanti.
I miei occhi biglie trasparenti. Il mio cervello una scheda con sopra disegnato un labirinto.
Non ho piedi, ma ruote, non ho voce.
E il tichettio non si è mai alterato. Il carburante non ha mai rallentato. I meccanismi non si sono mai fermati.
Finché un giorno non vidi lei.
Era una di voi. Aveva una pelle candida, morbida, non fredda, dura, metallica.
Labbra rosse. Braccia e gambe. Era perfetta.
Persi i secondi. Poi arrivarono tutti insieme. Io, che non respiro, rimasi senza fiato.
E allora vi invidiai. Avrei voluto un cuore birichino. Avrei voluto arrossire. Avrei voluto porgerle una mano, assaggiare le sue labbra.
Avrei voluto una voce per parlarle.
Avrei tanto voluto non essere io.