I Vecchi Compari – Pt. 6 La Strategia

Buona parte dell’allenamento pratico, o azione, come amava chiamarlo Silvano, era costituito da strategia: i Vecchi Compari si sforzavano di mettere in pratica quei complicati schemi ideati da Luca, che venivano esposti dallo stesso davanti a una bottiglia di birra. In verità, era molto difficile rendere reali quei viaggi fantasiosi poiché non sempre le bocce si trovavano nell’esatta posizione ordinata da Luca, e anche perché non sempre gli altri componenti della squadra si ricordavano gli schemi. Pietro era l’unico giustificato, essendo l’ultimo arrivato, ma con gli altri Luca perdeva le staffe.

“La Pinza! Era un’ottima occasione per provare lo schema Pinza, Silvy!” sbraitò Luca. Silvano aveva una vaga idea di quale fosse questo schema Pinza, ma di certo capiva perché Anna si fosse innamorata del pacato, rassicurante Luigino, che poteva vantare una sensuale voce da basso. Neppure lui aveva una voce malvagia, pensò Silvano, di certo meglio di quella di Luca, che spesso scadeva nel falsetto.

“A-a-anche t-t-tu s-s-sei s-s-stato abbandonato”. C’era stato un cambio di squadra: Pietro era con Antonio che sembrava essere interessato alla sua relazione con la moglie quasi quanto Silvano.

“No, se ne è andata all’inferno, il posto che le spetta”. La boccia di Pietro superò di gran lunga il pallino, finendo quasi a fine campo.

“Pierre, avanti, concentrati e modera quella forza da orso”. Silvano si chiese se non avesse sopravvalutato le capacità del nuovo arrivato. Aveva comunque notato che l’argomento moglie era un tasto particolarmente poco apprezzato da parte di Pietro. Tra gli Allegri Compari, in effetti, tutti si risentivano quando qualcuno si interessava del partner, Antonio compreso. L’unico che sembrava non avere segreti era Luigino, che parlava della moglie con affetto.

“Il fuoco l’ha divorata” sbottò Pietro, stupendo Antonio non solo con la frase, ma anche con un lancio perfetto, che scalzò la boccia di Luca, avvicinandosi al pallino.

“Bravo Pietro, la mossa della Locusta, perfetto! E sei con noi da solo una settimana!”

“A-A-anch’io n-n-non s-s-so d-d-dove s-s-sia A-A-A…A-A-A…” Antonio non era proprio in grado di pronunciare il nome del suo amato, che si era dileguato assieme al negozio e agli altri amici. E di amici ne aveva avuti molti Antonio, poiché il negozio I giochi di Dioniso aveva attirato molti clienti, fra tutti Luigino e Anna, che sembravano sentirsi in dovere di raccontare alcuni particolari della loro vita sentimentale. Antonio e Alvise sapevano i segreti di tutti, a parte quelli di Rachele, che non si avvicinava nemmeno alla vetrina. Solo una volta era entrata, all’apertura del negozio, armata di acquasantiera e ulivo, nel tentativo di scacciare il diavolo. Ma il diavolo era entrato, vestito in giacca e cravatta, promettendo successo e denaro, e lasciando solo terra bruciata e solitudine.

“Non pensarci Antonio” disse Pietro accompagnando le parole con un colpetto sulla spalla. Il colpetto in verità non era troppo forte, ma Antonio fece un saltello spaventato proprio mentre lanciava al boccia.

“Bravissimo, Antonio! Magistrale! La mossa della Cavalletta!” Luca era estasiato, e guardava Antonio come se fosse un eroe.

“Quattro ore passate, ragazzi” fece notare Silvano “Senti Luca” aggiunse “non è che posso cenare con te e Anna? Rachele è al gruppo di preghiera. Loro digiunano, ma non mi è ben chiaro il motivo”.

Il caffè e la cena. A Luca non dispiaceva Silvano, perché lo considerava un pio uomo di chiesa, ma avrebbe voluto passare la sera con la moglie, senza metterla sotto pressione. Sarebbe stato sgarbato, però, rifiutare la richiesta di un amico, e Anna non sembrava infastidita dalla presenza di Silvano.

“Certo, non ci metto nulla ad aggiungere un posto a tavola”.

Quel giorno, Antonio e Pietro avevano vinto, ma Silvano si sentì il vincitore di tutte le coppe del Gran Torneo delle Bocce e dei Bocciatori di tutte le epoche.

I Vecchi Compari – Pt. 5 L’allenamento

Il Gran Torneo di Bocce e Bocciatori era un evento straordinario: avete presente le Olimpiadi? Ecco, qualche cosa di simile, ma ancora più importante. Richiedeva anni di strenuo allenamento, passione sconfinata e abilità impareggiabile. I Vecchi Compari non avevano mai avuto il coraggio di parteciparvi, poiché incontrarsi tre volte alla settimana era del tutto insufficiente per poter anche solo sperare di essere presi in considerazione. Ma ora era tutta un’altra storia: da pensionati avevano tutto il tempo che volevano. L’unico a creare un po’ di problemi era Antonio, ma nessuno lo aveva mai preso in considerazione, se non le banche quando gli avevano pignorato ogni suo avere. Era arrivato il tempo della vittoria, e la dipartita di Luigino, per quanto dolorosa, non avrebbe interrotto questa gloriosa ascesa all’empireo della bocciofila.

Che l’allenamento avesse inizio, dunque!

Luca portò gli incontri settimanali da tre, numero che evidentemente era del tutto insufficiente, nonché iettatore, a sei, una più promettente cifra pari. Nessuno si lamentò: Pietro aveva già ridotto al minimo la sua attività di fabbro e si sentiva solo senza sua moglie, Silvano non tollerava più Rachele con le sue litanie riservate a pezzi di cadaveri, e Luca riteneva che ad Anna facesse bene avere i suoi spazi. Nessuno si chiese che cosa pensasse Antonio, ma quest’ultimo, in ogni caso, non proferì lamentela. Ogni sessione durava quattro ore, con una corroborante pausa di mezz’ora dopo le due ore iniziali.

Innanzitutto si procedeva al molleggiamento delle ginocchia, il che causò un bel po’ di scricchiolii e proteste da parte delle giunture provate dagli anni.

“Ragazzi, se volete ho un po’ di olio in officina” tuonò Pietro. C’è da dire che Pietro non emetteva un singolo cigolio, ma il suo trucco non era certo l’olio: alcuni anni prima era stato operato e ora poteva vantare due fantastiche ginocchia bioniche, indistruttibili. Luca valutò se non fosse il caso di sottoporre tutta la squadra alla medesima operazioni.

“Tre mesi di riposo, e sentite che silenzio proviene dalle mie ginocchia” gongolò Pietro. Tre mesi erano troppi. Niente operazione, concluse Luca a malincuore: magari le ginocchia nuove lo avrebbero reso più gradito ad Anna.

“Luca, smettiamola con questa buffonata, passiamo all’azione”.

Quel vecchio scarpone di Silvano voleva sempre passare all’azione: probabilmente le letture classiche su eroi e battaglie gli avevano offuscato un po’ la mente. Il dubbio che Silvano fosse un po’ strano era sorto anche a Luca, il giorno prima, quando l’amico si era auto-invitato per un caffè perché non aveva voglia di tornare nel reliquiario che era diventata la sua casa. Cosa strana, visto che, essendo un antiquario, avrebbe dovuto essere avvezzo agli oggetti antichi.

“S-s-scusate il r-r-ritardo, ora r-r-recupero. U-u-una follia il t-t-traffico!”.

Nessuno in realtà si era accorto della mancanza di Antonio, forse perché se ne stava sempre zitto, con lo sguardo fisso sulle poderose spalle di Pietro.

Ci pesò Silvano e rassicurarlo: “Non ti sei perso niente Anto, ora comincia l’azione”.

Si sfidarono due contro due: Pietro e Silvano, contro Luca e Antonio. Pietro si rivelò essere un giocatore leggermente migliore di Antonio, che sembrava un po’ distratto e incapace di allontanare le bocce avversarie dal pallino. Luca era un abile calcolatore, e valutando angoli e forza era un temibile avversario per Silvano e Pietro che, invece, si affidavano più all’intuito.

“Girano strane voci su tua moglie, eh Pierre!” Silvano era molto incuriosito dalla vita sentimentale del compare, soprattutto quando questa sembrava più miserabile della sua: era da mesi che la moglie Rachele non gli permetteva neppure di condividere lo stesso letto, per una qualche promessa fatta a un qualche santo. Ma in confronto all’abbandono del tetto coniugale, l’atteggiamento di sua moglie gli sembrava più che dignitoso.

“Andata”. Si limitò a dire Pietro, che odiava essere chiamato in francese, e, ancora di più, odiava ricordare la moglie.