Ci sono racconti, voci, di un ponte non costruito da mani umani. Un ponte senza pietre e senza archi. La sua posizione non può essere segnata su nessuna carta.
Alcuni sostengono che sia opera di una qualche divinità, altri di un qualche demone, altri ancora che sia stato costruito dalla parole, dalla fantasia o dalla speranza.
Su un solo punto tutti sono concordi: il ponte deve portare da qualche parte, collegare due punti, rendere accessibile ciò che altrimenti non lo sarebbe.
Forse è l’accesso a qualche mondo sconosciuto, alla dimora degli dei. Un arco unico fatto di luce scomposta nei suoi mille colori. Impossibile da attraversare per qualsiasi uomo, ma non per un dio.
O forse è il varco da cui si insinuano i sogni, gli spettri, gli spiriti. Un esile dorso nero e invisibile che mette in comunicazione il mondo intangibile e quello corporeo. Un braccia tra la realtà e l’inconsistenza che permette all’impensabile di accadere.
È quella passerella fragile che pochi riescono a percorrere. Porta a un mondo parallelo e immenso, in cui sorgono città sconosciute, in cui abitano persone che qui non potresti mai incontrare. E in questa immensità si perde chi riesce ad accedervi, la esplora, osserva luoghi antichi e futuristici, creature mitologiche e animali mai visti. Apprende storie, conosce uomini, gnomi, giganti. E da questo mondo tornano, carichi di meraviglia e di voglia di raccontare.
O forse quel ponte non è unico. Si moltiplica, diventa per ognuno un ponte diverso per fuggire da questo vasto mondo a volte troppo angusto.