Astolfo non vuole tornare – Pt 1

Laggiù, sulla terra, la guerra infuria, le fanciulle scappano, soldati e cavalieri cercano di recare morte per non soccombere loro alla dama che nessuno risparmia. I problemi sono molti, ma se ne aggiungono di altri: Orlando è impazzito, furioso si aggira per la foresta distruggendo alberi e scagliando massi in laghi che non ritroveranno mai più la loro limpidezza; Astolfo è scomparso. Il re Carlo guarda perplesso le proprie fila: il guerriero più valoroso è stato sconfitto dalle frecce avvelenate di amore, Astolfo non solo è stato incapace di rinsavire quel folle, ma non si è nemmeno degnato di tornare al campo.

Il re si avvicina a Bradamente: “Che cosa è questa storia di carri volanti?”

Bradamante è distratta da un po’ di tempo, e parlando con il suo sire assume un’aria vagamente colpevole: Carlo non sa che i pensieri della guerriera sono tutti per Ruggiero, un bel pagano che militava nell’esercito nemico.

“L’hanno visto, mio re. Astolfo se ne è andato, è salito su un carro infuocato, un carro trainato da una creatura strana, non un cavallo, non un’aquila, ma un insieme dei due animali. Ha urlato qualcosa a proposito della luna. Bisogna essere un po’ folli per avere il coraggio di andare sulla luna”.

Re Carlo sospirò sconsolato: sapeva che l’epoca in cui viveva non si limitava a seguire le regole prefissate dalla natura, ma i suoi cavalieri sembravano fin troppo inclini a credere alle favole raccontate dai vecchi attorno al fuoco. In cuor suo sperò che anche i pagani avessero storie simili, e che in egual misura perdessero i soldati in qualche anfratto di sogno.

Lasciò Bradamante nell’angoscia di dover scegliere prima o poi se tradire il suo esercito o se scappare con l’amato. E si chiese per l’ennesima volta dove si fosse nascosto quello stolto di Astolfo.