Condominio n. 132 – Pt.2

In una città in continuo movimento, il 132 rappresentava un’eccezione fastidiosa, che allarmava l’amministrazione cittadina.

Il primo problema era l’aspetto. Il condominio era vecchio, con grandi finestre contornate di legno, e tende parasole di uno sgargiante color rosso. E l’archittetura era banalmente semplice, un rettangolo con qualche corpo aggettante. Nessuna vetrata, nessun funambolismo strutturale.

Il secondo problema era l’altezza. Poteva contare solo su quattro piani, per un totale di dieci appartamenti, numero decisamente al di sotto della media degli altri palazzi, che come minimo contavano dodici piani.

Il condominio 132 era destinato a essere abbattuto, ma l’iniziativa si era scontrata e sfasciata con la resistenza dei condomini.

“Da qui esco solo con una camicia di legno fatta su misura” urlò da una finestra un vecchietto a un messo attonito.

“Ma non è scomoda una camicia di legno? Rigida?”

“Cretino” tagliò corto il signore chiudendo la finestra con un colpo secco.

Benvenuti in Condominio n.132. In cui tutto odora di un leggero sentiore di follia.

Condominio n. 132 – Pt. 1

Parasenia era una città con talmente tanti abitanti, che le case singole erano state dichiarate fuori legge, requisite e trasformate in altrettanti condomini, molto più efficienti dal punto di vista abitativo. Vista da lontano, Parasenia sembrava un enorme oceano di mattoni, pietra e cristallo, che si muoveva lentamente come un pachiderma. Le città mutano, secondo i loro tempi, e Parasenia non era da meno.

Il mondo di Parasenia era gravato dallo stesso problema. Troppi abitanti in troppo poco spazio, ma nessun angolo, nessun agglomerato presente sulla faccia della terra poteva vantare un Condominio 132.

Per questione di ordine, ogni condominio era stato numerato. Con il passare del tempo, le ristrutturazioni, i cambiamenti, gli ingrandimenti avevano creato un certo disordine nei numeri, per cui il 132 si trovava nel mezzo del 10.458 e del 37.723. Come suggerisce il numero a sole tre cifre, il 132 era uno dei condomini più vecchi dell’intera enorme città.

O meglio. Era il più orgogliosamente antico condominio. E i suoi condomini ne andavano fieri.

Ghirlande di Natale – Pt. 1

Produrre ghirlande di natale può creare problemi, soprattutto se ti chiami Dwarf, e se sei uno gnomo che vive proprio ai confini del villaggio di quel rubicondo signore che alleva renne e folletti, e soprattutto se condividi tana e vita con una gnoma di nome Klag.

Forse sarà scontato, ma questa è proprio la storia di Furt, allegro folletto di uno strano signore, che vive proprio a due passi da uno gnomo scorbutico, creatore di ghirlande scure come una notte senza stelle e spinose come le parole della non più giovane, e probabilmente mai bella, moglie.

È evidente che nella lettera a uno strano personaggio che ride e si intrufola nel camino l’autore dovrebbe chiedere un po’ di coerenza.

Il circo è arrivato in paese

Il circo è arrivato in paese. O è il paese a essere un circo? Difficile da capire da queste parti. Sarà che la mia vista si sta indebolendo, o che la mia mente sta scivolando in terre inesplorate, ma io, laggiù, tra una casa e un serio palazzo di uffici, vedo una giraffa. E non una giraffa qualunque: porta orgogliosamente una cravatta e una cartella a tracolla.

Non preoccupatevi, la giraffa non si sognerebbe mai di stringersi su una poltroncina girevole a guardare documenti e schermi. Lascia questo onore al sapiente uomo. Semplicemente cerca di confondorsi in questa strana città abitata da strani pagliacci.

Per esempio: lo vedete quell’omino a destra, vestito di tutto punto? No? Ovvio, appare e scompare come gli aggrada, senza avvisare. Un giorno c’è e l’altro no. Eppure ha un aspetto così ordinario, quando ha un aspetto.

E quella bella signora? Ah, lei sì che riuscite a vederla. Nulla di strano: non ha il vizio di scomparire, ma quello di volare. Tutto è nato dal desiderio fanciullesco di acchiappare le stelle. Per ora niente stelle, ma si è fatta sparare da un cannone una decina di volte. L’adrenalina fa dipendenza, è evidente.

Non fissate le scimmie, non è educato. Lo so, attirano l’attenzione, ma non sono creaturine facili da gestire. Ahia! Sono anche dispettose. Ehi, Scimmia: posso avere indietro il mio naso?

Penso che il circo si fermerà poco: la sua pazzia è niente rispetto alla follia quotidiana.