Non avrei dovuto sperare di avere un altro interlocutore, perché ieri sera ho parlato con una tigre. Avete presente una bella tigre possente, con tanto di zanne e artigli? Ecco, proprio con una creatura del genere ho parlato. Mi tremano ancora le mani e il pensiero, ma, se vi scrivo, vuol dire che non mi ha mangiato. Però mi ha parlato. Ora che lo scrivo sembra strano anche a me. Vi riporto la nostra conversazione.
Tigre: “Sembra proprio che tu non sia di queste parti, straniero”.
Io: “No, tigre. Sei venuta a mangiarmi?”
Tigre: “Lo sai bene: mi diverto a mangiare gli uomini, ma tu proprio non mi fai gola”.
Io: “Già, sembra essere un pensiero condiviso. Allora perché sei venuta qui?”
Tigre: “Mi pare ovvio, stai gironzolando nel mio territorio. Odio quando vengo disturbata nella mia caccia”.
Io: “Quindi c’è altro da mangiare oltre a quei frutti orribili? E acqua. Tu bevi acqua”.
Tigre: “E che altro dovrei bere? Certo, li troverai nel bosco. Ti permetto di entrare, ma cerca di non fare rumore come ieri, o diventerai la mia prossima preda”:
Io: “Grazie. Sai dove mi trovo? È un’isola? Perché sono qui?”
Tigre: “Sono domande alle quali solo tu puoi rispondere, Andrea”.
Io: “Perché conosci il mio nome?”
Tigre: “E perché non dovrei? Cosa nominata, cosa domata. Così dite voi umani”:
Io: “Allora rivelami il tuo nome”.
Tigre: “Ma lo sai già. Mi chiamo Clara”.
Questa il nostro dialogo. Sono ancora confuso, soprattutto perché la tigre ha lo stesso nome della mia fidanzata. Forse non dovrei pensarci troppo. Sarà stato un incubo. Meglio che continui con la mia esplorazione. Cosa strana, non ho trovato impronte di tigre sulla sabbia.
Forse sto davvero impazzendo.
