Chiudere gli occhi

Sono sempre stata della convinzione che tenere gli occhi ben aperti, attenti a captare ogni singolo cambiamento, ogni accenno, ogni particolare, fosse fondamentale per sopravvivere in questo mondo. In effetti, non posso dire che sia una delle mie tante convinzioni sbagliate, diciamo che è per tre quarti giusta: sono riuscita a individuare alcune truffe, a scoprire molti furbetti che si spacciavano come tutto-fare omniscienti e anche a scovare errori che continuavano a passare inosservati. Sono parecchio affezionata allo spirito di osservazione, soprattutto quando va a braccetto con un altro spirito, quello critico.

Eppure, a volte, vorrei chiudere gli occhi e starmene tranquilla, lasciandomi andare al flusso ininterrotto di parole altisonanti e di giuramenti vuoti come un guscio di chiocciola abbandonato al sole. Sarebbe tutto più semplice, e sono certa che avrei un numero più cospicuo di conoscenze.

Una mela può essere stupeda all’esterno, ma riservare un cuore marcio a chi vada più a fondo, con conseguente disgusto e innervosimento. Perché non lasciarsi ammaliare da quella buccia così lucida che promette un interno succoso e puro?

Il denaro contraffatto è divenuto ormai la merce più utilizzata, soprattutto per le relazioni tra persone. Tanto vale far finta di non saperlo di non averlo visto. Tanto vale chiudere gli occhi.

Specchio di verità. Parte 6: un viaggio finisce, un viaggio comincia

L’uomo rimase un attimo smarrito, cercando di ritrovare tra i tronchi quella figura esile che gli era comparsa davanti ed era fuggita via in un ondeggiare confuso di vesti. Ritornò a sedersi. Era stanco. Stanco della sua vita, stanco di pensare a ciò che avrebbe dovuto fare o meno, stanco di tutti quegli occhi che continuavano a fissarlo, pronti a coglierlo in errore, veloci nel giudicarlo. Ora basta, non sopportava le voci, i bisbigli, le risatine,che si abbattevano su di lui più pesanti di un masso, più dolorosi di uno schiaffo. Era stanco di combattere contro tutti e contro se stesso. Prese la spada, la corazza, e li gettò nel sottobosco, liberò il cavallo dal morso e lo lasciò andare. Poi si incamminò lasciandosi alle spalle la strada per trovare una nuova vita.

Fermò anche quel passante. Come sempre, una forza la spingeva a mostrare il suo prezioso specchio agli estranei. Forse era solo la speranza che qualcuno la liberasse. Alla donna cui aveva fatto vedere l’enigmatico oggetto chiese: “Cosa vedi?”.

La donna sorrise, confuse. “Vedo…il mio sogno. E tu, cosa vedi?”

La ragazza, confusa, girò lo specchio e lo fissò. Un tremito la percorse, lo lasciò cadere. Frammenti volarono ovunque, con il suono di mille risate, di milla grida.

Nello stesso istante il silenzioso compagno si alzò e con una bianca mano le indicò una tortuosa via che dalla strada laterale si addentrava nella foresta. Poi scomparve. Il patto era rotto. Sarebbero passati molti anni prima di rivederlo.

Da qualche parte, un uomo sospirava desiderando la carne di una donna, una vecchia seduta cullava un bimbo mai avuto, un ragazzino rincorreva un aquilone di sogni e una viandante continuava la sua ricerca.

Da qualche parte, in un viottolo, una semplice ragazza correva leggera verso l’ignoto.

Specchio di verità. Parte 4: silenzio e vino

Il cammino proseguiva, sempre più difficile. La strada era tortuosa e spesso si aprivano delle grandi buche, nascoste dalla polvere e dal fango. La stanchezza rendeva tutto ancora più arduo: ogni passo desidera fosse l’ultimo e la tentazione di cedere, di crollare a terra e lì aspettare il suo destino diventava forte.

Il fardello la ostacolava. Era costretta, infatti, a tenerlo tra le mani. Per nulla al mondo doveva toccare terra, nonostante il dolore che aveva causato a lei e a coloro che aveva incrociato la sua strada.

Inciampò, perse l’equilibrio e solo a fatica riuscì ad rimettersi in piedi. Quando i fine alzò nuovamente gli occhi, trovò di fronte a lei una nera figura. Questa volta non parlò, non osò mostrare lo specchio, semplicemente abbassò nuovamente la testa. Con quel pellegrino avrebbe dovuto condividere ancora molta strada, inutile tentare di parlargli. Era consapevole che non sarebbe stato un compagno silenzioso, che silenzioso l’avrebbe seguita. Sempre.

L’orizzonte si fece scuro, pesante. Lampi silenziosi e lontani cercano di rompere la loro gabbia si nubi. In una sera così calda animali e tuoni tacevano. L’aria era satura. In questa atmosfera rarefatta, una locanda rompeva la quiete. In realtà era solo una casupola spersa nel nulla, dalla quale provenivano le voci di chi cerca di godersi una breve esistenza.

Fuori, accasciata su una botte, una figura che sembrava uno spirito in attesa. Avvicinandosi scoprì che era una donna, dalle profonde rughe sul volto, nonostante non fosse una vecchia.

“Cosa vedi?” Chiese dolcemente.

“Solo un bicchiere rosso, pieno e traboccante. E…” protese le mani verso lo specchio.

La ragazza fece un passo indietro e con il suo compagno se ne andò.

“Ti prego, voglio vederlo, ti prego, torna”

Dietro di sé lasciò solo l’ombra di una donna, un’eco morente di una vita fatta di delusioni e fallimenti.