NYX

Nyx, la notte, è una delle poche dee che Zeus teme. Non per la sua oscurità, ma per il fatto che è più antica dello stesso re dell’Olimpo, signore dell’ordine. Nyx discende direttamente dal primordiale Caos, una radice che tutti tendono a dimenticare e a tralasciare.

Se ne va alata e indisturbata, risiede nel cielo e non viene disturbata da alcun mortale. Troppo antica e troppo oscura per rientrare in un culto, se ne sta in alto e schiude i suoi occhi neri e scintillati sui segreti che uomini e dei tentano di celare tra le pieghe del suo mantello.

Nyx è una divinità da temere e da non indispettire.

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Maia

Splendo in cielo insieme alle mie sorelle: siamo conosciute come Pleiadi e siamo in continua fuga da un cacciatore, Orione, che ci ha impaurito con il guaito del suo cane e con la sua bramosia. Si fosse limitato ai cervi, noi avremmo mantenuto il nostro aspetto. Come mio figlio, ora anch’io sono costretta a correre senza sosta, ma non ho alcun messaggio da portare, solo paura.

Fui amata da Zeus e in una grotta diedi alla luce lo scaltro Hermes, messaggero degli dei, protettore dei viandanti, dei mercati e anche dei ladri, in continuo viaggio tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Non ha avuto il compito di accompagnare la mia di anima nell’Ade, perché il mio amante Zeus mi volle in cielo, ma lontano dall’Olimpo. Potrebbe essere un onore, se non sentissi sempre il latrato di quel cane, il suo fiato sul tallone e la mano di Orione sul braccio.

Ora tocca a voi badare a Hermes. Fin da piccolo ha cercato l’inganno, rubando una mandria ad Apollo e riscattando il dio con un semplice giocattolo, un guscio di tartaruga in cui aveva teso delle corde. Il dio accettò, e io feci finta di credere all’innocenza di mio figlio. Conoscevo la sua irrequietezza, e infatti fu l’unico a essere in grado di allevare il piccolo Dioniso. Il dio dell’inganno e dei morti strinse un’alleanza con il dio dell’ebbrezza e della rinascita. I tempi stanno cambiando, lo sento. Le vecchie divinità sono divenute stelle, in immobile movimento, i giovani dei stanno sovvertendo un ordine che scricchiola.

Io sono Maia, la madre di Hermes, una della Pleiadi, e nella mia eternità non ho trovato pace.

Atlante

Gli dei mi punirono.

Appartengo alla stirpe poco fortunata dei Titani, che da sempre hanno tentato di sovvertire l’ordine. Forze oscure, paurose, che prediligono il caos alle leggi, creature antiche che hanno cercato di sottrarre il sapere ai pochi eletti.

Alcuni di noi sono stati imprigionati tra le viscere della Terra, la loro stessa madre, e là alimentano un rancore inestinguibile. C’è chi ha osato scalare la dimora divina, e chi li ha sfidati rendendo indipendenti i sottoposti. Il primo è stato colpito ed è precipitato al suolo, l’altro ha passato anni eterni legato ad una rupe e torturato.

Io condivido questo triste destino. La mia colpa è la conoscenza.

Ho studiato a lungo il cielo, gli astri che vi danzano, i pianeti che vi abitano. Ho cercato di comprendere la perfezione della volta che copre questa terra così imperfetta. Ho posato i miei occhi sul movimento dei corpi celesti, ne ho scrutato le leggi infrangibili, geometriche, talmente prive di difetti da essere racchiuse in una sfera.

In me è nata la bramosia di possedere questa globo ultraterreno. Lo volevo per me, e così mi alleai con Crono. Ho osato, ma mi sono schierato con i perdenti. E così fui maledetto. Io che tanto ammiravo l’universo, che lo guardavo da lontano senza poterlo toccare, sono stato schiacciato dal suo peso. Astri, meteore, galassie, pianeti, tutto poggia sulle mie spalle.

Da uomo, da creatura vivente, sono diventato un pilastro del cielo. E per impedire che la tanto amata perfezione rovini, sono costretto a soffrire.

Ho tentato di fuggire. C’era un giovane possente, che portava con sé una pelle di leone. Ero riuscito a fargli prendere sulle spalle il mio fardello, ma il mio inganno è stato a sua volta sconfitto da un altro inganno. Lo straniero ottenne tutto, le mele d’oro e la la libertà, cui io tanto agognavo.

Lo so, so che arriverà un altro giovane, che porrà fine ai miei patimenti. Cesserò di essere una colonna vivente per diventare un semplice pilastro.

Si sta avvicinando, l’eroe assassino, lo vedo, con la mostruosa testa in mano. Mi accusa, mi vuole punire. Che faccia pure. Per me non è altro che una liberazione.

È ora che le mie carni, i miei muscoli e tendini trovino riposo.