NYX

Nyx, la notte, è una delle poche dee che Zeus teme. Non per la sua oscurità, ma per il fatto che è più antica dello stesso re dell’Olimpo, signore dell’ordine. Nyx discende direttamente dal primordiale Caos, una radice che tutti tendono a dimenticare e a tralasciare.

Se ne va alata e indisturbata, risiede nel cielo e non viene disturbata da alcun mortale. Troppo antica e troppo oscura per rientrare in un culto, se ne sta in alto e schiude i suoi occhi neri e scintillati sui segreti che uomini e dei tentano di celare tra le pieghe del suo mantello.

Nyx è una divinità da temere e da non indispettire.

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La sola a rimanere sveglia

La notte è stranamente calma oggi. Non ci sono rumori, se non i mormorii della casa. Nessuno è sveglio, nessuna anima vigila sulle stelle che brillano con timidezza. Solo io mi ritrovo in questo angolo a guardare il soffitto, o l’ombra che cela il soffitto.

C’è un certo senso di esclusione unito a una sottile invidia per chi si è già dimenticato della giornata e fa correre le ore della notte fino all’alba successiva. In questa stanza, invece, le ore si attardano appesantite dalla fatica di una lunga camminata che non accenna a rallentare.

Il mondo che non dorme si rigira là fuori come anime incapaci di trovare riposo. Sono solitudini che si intrecciano in silenzio e che portano il silenzio della notte chiuso nel cuore.

In punta di piedi

Gli spiriti sono silenziosi, non inciampano in tappetti e non rovesciano portaombrelli. Entrano in punta di piedi, di sera, quando il respiro del sonno si è fatto pesante. Sono semplici ombre in un mondo che non conosce la luce.

Gli spiriti non parlano, non sussurrano, non urlano. Scivolano tra i rumori ovattati della notte e il via vai di una umanità che non conosce il riposo. Talvolta si annunciano con un lampo di luce, un barlume che sembra un’impressione.

O forse è solo una macchina che svolta, un faro che punta per un attimo verso le saracinesche. E quel movimento è uno scherzo della mente che aspetta stanca di cadere nell’oblio.

Che silenzio in questa notte. Anche oggi, gli spiriti non hanno parlato.

Insonne

La luna splende come un sole, e il sole sfuma nella luce argentea di una luna. Il tempo è capovolto, le stelle sorridono a un’anima che non vuole trovare riposo. Mentre gli occhi cercano di trovare una risposta incisa in una coltre scura, la mente si perde in un labirinto senza centro e senza uscita. Ogni sispiro ha un significato e, se tace, nasce un germoglio di timore.

La scura notte si illumina di mille germogli che tremano senza posa. È un firmamento che muta più veloce delle costellazioni. È un moto che non trova mai fine e che non scompare all’alba. Lunga è l’ora nel ventre silente dell’oscurità.

È l’attesa che qualcosa cambi, è la speranza che gli occhi possano chiudersi su sogni senza paure, è la prova che, a dispetto di tutto, c’è ancora un cuore che vuole volare.

Notte

L’oscurità sussurra piano, racconta mondi nascosti, lontani, persone sconosciute, creature fantastiche. Di notte ciò che il sole cela viene svelato dalla gentile luce della luna.

I mostri che atterriscono i bambini sgusciano pian piano fuori, da sotto i letti, dall’armadio, da cassetti e da soffitte polverose. Si aggirano come ombre per le camere, allungano le loro dita incorporee sugli abitanti addormentati e ignari. Solo un brivido li percorre. Queste ombre sanno che la loro vita è breve, verranno dimenticati, rinchiusi nei cassetti della memoria, liquidati come innocenti fantasie dell’infanzia.

Lontano si sente il verso stridulo della civetta. Dicono che porti morte. I suoi grandi occhi da rapace si sgranano nel buio e illuminano la notte. Vigile, attende immobile per poi prendere il vole, silenziosa e solenne. Come un sogno, scompare nella notte.

La frenesia luminosa del giorno si calma. La mente si perde osservando le stelle. Lumini che ardono lontani e tremolanti, che disegnano strane forme nel cielo, che raccontano storie di eroi, di ninfe, di animali fantastici. Inseguimenti e fughe, azioni considerate, ricompense. Tutto inciso nel firmamento, cristallizzato e apparentemente immobile.

È possibile ammirare città inesistenti, dalle alte torri di cristallo, fiumi incontaminati e mai esplorati, animali grotteschi che nessuno ha mai studiato o rappresentato, edifici complessi e tortuosi, con rampe, scalinate, porte inaccessibili, stanze che mutano. Un intero paese creato dalla infaticabile forza creatrice della fantasia.

E infine i mille colori. Quelle sfumature che si possono vedere solo nell’oscurità. Colori che di giorno non possono esistere. Davanti agli occhi chiusi si formano linee, cerchi, figure indescrivibili che divampano di rosso, giallo, arancio. Sfumano nello smeraldo, si innalzano all’oro e precipitano nel viola, per poi mutare lentamente in rosa, azzurro e cobalto. Tonalità pure, non contaminate dalla realtà corporea. Archetipi sublimi di colori.

Queste visioni svaniranno ben presto, lasciando solo una debole traccia, un rimpianto di un mondo perduto, di un viaggio cosmico. L’alba penserà a far tornare la realtà, e i sogni si dissolveranno come la foschia di prima mattina.