Mali silenziosi

Si dice che dei mali sia piena la terra. I morbi si aggirano tra gli uomini giorno e notte, portando sventure e dolore. In silenzio, perché privati della voce. Dicono che così volle Zeus, affinché non fosse possibile ingannare la sua mente.

E così scivolano senza essere percepiti, e come serpi attaccano, mordono, o avvolgono in spire sempre più strette le vittime. Avvelenano l’anima, irretiscono i sensi, paralizzano i muscoli con il loro veleno.

In un primo momento sembra solo una tristezza passeggera, un malessere di poco conto, un’ombra pallida di dolore.

Ma poi la malattia esplode con tutta la sua violenza. Scorre nel sangue, avvelena le cellule, corrode le ossa, offusca la mente.

La luce allora si affievolisce, diventa un pallido lume. Il dolore allunga le sue dita, allontana chiunque dalla vittima per averla tutta per sé. E la consuma, lentamente, inesorabilmente.

I dolori si aggirano muti.

Perché gli uomini non possano scappare. Perché non possano assaggiare la felicità degli dei. Perché debbano sempre pregare chi dolore non conosce di risparmiarli. Perché vivano ogni mortale felicità con la consapevolezza che il fato potrebbe mutare.

I mali sono silenziosi. Ricordatelo.

Fiumi

Ci sono lacrime che lasciano solchi profondi. Lacrime amare, piccole gocce che corrono silenziose. Forse non sono nemmeno visibili, ma ci sono e il loro lavorio è inarrestabile.

In alcuni solchi continua a passare silente un rivolo salato. Non si seccherranno mai, non vuoi che secchino mai. Ormai sono lì, indelebili, carichi di ricordi dolorosi ma che non possono essere dimenticati. Persone lontane, irraggiungibili, momenti di un passato che sembra appartenere a qualcun’altro. Stanno lì, discreti. Aspettano solo il momento in cui ci fermeremo sulle loro rive ad ascoltare sommesse parole.

Ci sono vecchi letti sterili, scavati da dolori dimenticati. Stanno lì, innocui, a ricordare quante avversità sono state superate, quanti problemi che sembravano insormontabili sono stati risolti. Sono le cicatrici che ci rendono forti, che ci fanno alzare lo sguardo per guardare in faccia il futuro.

E infine ci sono i torrenti. Irruenti, violenti. Non possono essere domati, romperebbero qualsiasi diga, scavalcherebbero gli argini più alti. Nascono all’improvviso, da una parola,da un gesto, e subito iniziano la loro corsa, con un rombo che riempie le orecchie, affusca gli occhi. A volte con la stessa velocità con cui compaiono, se ne vanno, senza lasciare traccia dietro di sé. Altre volte continuano a scorrere, imperterriti, anche se vengono ignorati.

Le lacrime tessono questa fitta rete fatta di ricordi, rimorsi, rabbia e dolore. È una rete indistruttibile, capace di imprigionate.

Mille graffi

Mi ritrovo con mille graffi. Sul volto, sulle braccia. Un intrico di linee rosse sangue. Fili luccicanti, alcuni che scavano nelle profondità altri che rimangono in superficie. Alcuni nascosti, altri palesi. Alcuni inflitti volontariamente, altri che io mi sono procurata e altri ancora del tutto non voluti.

Guarda il solco profondo dei rammarichi e dei ripensamenti. Qui le piaghe di ciò che non riesco ancora ad accettare, delle mie debolezze e dei miei difetti.

Le unghie della solitudine hanno scavato piano ma inesorabili. Prima erano solo un fastidio, un solletico. Ora bruciano la carne.

Le parole hanno impresso lettere di fuoco nella carne. Magari frasi dette anni fa, che appartengono ormai al passato, ma che hanno lasciato la loro traccia. Piccole cattiverie rese taglienti per fare a brandelli il tuo corpo. O semplici discorsi che ti hanno fatto desiderare una vita diversa.

Ma anche oggi l’alba è sorta. Forza, nascondi i graffi e sorridi al mondo.