Senza pazienza

Quante volte ci hanno ripetuto di avere pazienza o ci siamo detti di portare pazienza? Non è possibile quantificarne il numero, semplicemente troppe. Bisogna avere pazienza con gli altri, con se stessi, con il mondo intero. Bisogna avere pazienza nell’attesa che una rosa sbocci, che un fiore si apra, che un pezzo di legno metta le radici. Sono i tempi della vita e della morte che richiedono pazienza.

E se di pazienza non ne rimane, si trova sempre qualche scorta in un angolo recondito, perché non si può fare altrimenti. Talvolta il respiro diventa pesante e il cuore batte troppo forte, come se volesse urlare al mondo che c’è un essere umano che vuole essere sentito e ascoltato. E con pazienza si attende che qualcuno si accorga di quel tamburo impazzito.

Il tamburo impazzito segna la marcia impaziente di un folle che non accetta di aspettare e che vorrebbe mettere il prima possibile le sue mani tremanti e la sua mente avida su qualche novità.

Devi avere pazienza

Dicono che nella vita si debba avere pazienza, si debba aspettare, sperare. Il futuro arriverà, tutto si sistemerà.

E se io, invece, volessi essere impaziente?

Voglio affondate le mani nella vita e attingere tutto ciò che offre.

Voglio avete tutto, e averlo subito, ora, per godermi il presente senza dover sperare in un futuro. Perché voglio vedere i miei sogni uscire dal vacuo mondo onirico.

Voglio vedete, toccare, annusare, assaporare.

Voglio vivere e voglio avere la parte del protagonista.

Devi avere pazienza, devi aspettare.

E intanto il tempo scorre inesorabile davanti ai miei occhi. Vedo un fiume che non si arresta in cui non mi è permesso di nuotare. Vedo un cielo terso che mi invita a un volo proibito. Vedo una mela succosa pendere da un ramo irraggiungibile.

Devi avere pazienza, devi sopportare. Sopportare una lavoro insoddisfacente e senza futuro. Sopportare persone estranee che vivono sotto lo stesso tetto. Sopportare una città che è diventata la goffa caricatura di se stessa.

Voglio di più. Posso offrire di più. Devo avere di più.

Pecco di superbia? E allora, lasciatemi peccare.