Menestrello

È facile crederlo un perditempo, da inserire senza alcun dubbio nella categoria degli sfaccendati buoni a nulla. È facile cadere nell’errore che essere un menestrello significhi oziare e raccontare fandonia nelle corti e nelle piazze. Tipi come lui non vengono certo accolti con uno sguardo di favore, ma alla fine tutti si accalcano per sentire le sue storie.

Che cosa sono le vite se non magnifiche costruzioni? Sfiderei chiunque a parlare della propria vita senza aggiungere piccoli abbellimenti o omettere particolari non piacevoli. Per quanto non piaccia ammetterlo, tutti hanno bisogno di storie, e i menestrelli sono pronti a soddisfare questa esigenza.

Allora avvicinatevi, venite e ascoltate cosa abbiamo da raccontare. Storie vere che vengono da terre lontane, storie inventate che sgorgano dalle profondità del cuore. Draghi ed eserciti fanno parte di una sola costruzione, di un castello che alla terra della verità uniscono le limpide acque dell’immaginazione.

Il mondo sembrerebbe un po’ più cupo senza i menestrelli, la morte non avrebbe senso, la parola sarebbe solo un mezzo di scambio, una vile moneta da usare con parsimonia. Davanti a un re e davanti al popolo, invece, prende vita un’altra realtà, forse più cruenta, forse più magnanima, di certo diversa dalla monotonia del quotidiano.

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Giullare

Venite, avvicinatevi, fate in fretta, lo spettacolo sta per cominciare.

Io sono il giullare di corte, il cantastorie che allieta le serate dei grandi signori, con storie, racconti, gesta e sogni.

Io sono l’eterna maschera. Non sono certo bello, non ho potere né ricchezze, ma la mia voce ha il potere di creare mondi, resuscitare morti, commuovere i vivi, rendere vero il falso e far sembrare la realtà un gioco di fantasia.

Sono un creatore e un distruttore. Sono l’inganno, la menzogna. Ma voi chiedete di me, avete bisogno delle mie illusioni.

E qui ora state attenti, vi racconterò di un fatto ben strano. Starà a voi crederci o meno.

Ho saputo che in un villaggio non poi così lontano stanno succedendo eventi singolari. Gli uomini sembrano impazziti. Presi da frenesia corrono per la città senza guardare in faccia nessuno. Hanno sempre qualche urgenza e trascurano tutto ciò che non dia del guadagno. Per questo hanno costruito case,abbattuto il bosco, imprigionato e addomesticato gli animali.

Non conoscono i vicini, sospettano di tutto e di tutti.in ogni parola vedono una minaccia, in ogni azione un’offesa. Non c’è tempo neppure per aiutare chi è in difficoltà.

Hanno violato la loro terra, hanno costruito senza criterio. Più lontano dal centro grandi costruzioni destinati ai più umuli. Costruzioni uguali tra loro, abitate da persone stanche. Gli abitanti assomigliano alle loro dimore: sono tanti, poveri, trascurati. Nei loro occhi ben presto si spegne la fiamma che arde per un miglioramento.

All’interno le ricche abitazioni di grassi signori. Hanno tutto il desiderabile, e non solo. Persino il cibo è diverso.

Dicono a gran voce di vivere in un villaggio giusto, basato sull’uguaglianza, ma è evidente che si tratta di una mera menzogna.

Infine vi avverto: dicono che questa strana smania si stia diffondendo come un’epidemia nei centri vicini.

Quando non mi ascolterete con la stessa passione saprò che anche voi siete stati contagiati.

E con un inchino, metto fine alle mie parole.