Gusci

Ho scavato in questa roccia per anni, l’ho lavorata e levigata. È stata una fatica, ma alla fine sono riuscito a creare un involucro perfetto, una dimora che mi proteggesse da giganti distruttori e nani disturbatori.

Ho creato un guscio. A vederlo da fuori sembra una fredda roccia, arida e sterile, ma è solo una facciata. Non sono un parassita, sono un essere senza artigli e senza veleno che deve costruirsi la propria fortuna. E la fortuna passa per questo involucro.

Non fermatevi alle apparenze, sarebbe da stolti, perché basta andare in po’ oltre la superficie per accorgevi che c’è il calore della vita qui dentro, pensieri fragili come cristalli, e parole alate pronte a spiccare il volo.

Basta fare un po’ di attenzione.

Mostri

Come ogni notte quell’occhio mi scruta dai piedi del letto. Non è una creatura umana, e nemmeno animale, non sembra essere neanche terrena. È lì, fissa, non distoglie mai lo sguardo, non tremola né sbatte le palpebre. Mi guarda.

Se non è umano e non è animale, allora è un mostro, come quelli che popolano le notti dei più ingenui. Anche sugli adulti hanno un effetto deleterio, sempre che si ammetta la presenza dei mostri. Vorrei che se ne tornasse nell’oscurità che lo ha generato, ma il mostro non si muove.

Tanto vale vederlo bene. Cerco a tentoni gli occhiali e li inforco, la mano trema un po’.

La notte inganna, crea ombre e luci, sussurra agli abitanti delle tenebre di giocare con gli uomini.

Mi alzo e chiudo la lampada.

Alla ricerca dell’errore

Ho sempre avuto la convinzione che, quando qualcosa non riusciva ad andare per il verso giusto, tutto dipendesse da un errore. Bastava semplicemente individuare quel punto fallace, per risolvere la questione e raggiugnere l’obiettivo.

Questa teoria ha funzionato raramente.

In effetti, quasi tutte le mie convenzioni non hanno mai funzionato benissimo. Erano più che altro castelli stupendi privi di fondamenta: al primo assalto della vita, venivano rasi al suolo senza alcuna pietà. Non sempre me ne rendevo conto subito, poiché continuavo a visualizzare quella costruzione ormai divenuta irreale, e a pensare che continuasse a reggere bene.

Errore e duro lavoro erano le chiavi per il successo. Errore da risolvere con il duro lavoro, per essere più precisa. Piccolo problema: il duro lavoro non sempre viene ricompensato, e l’errore non è così facile da individuare.

Se solo riuscissi a capire dove si trovi questo maledetto errore, potrei ricostruire il castello. Magari, questa volta, con le fondamenta.