Mi sono rotta

Capita quando si è una bambola di proprietà di una bambina viziata e capricciosa. E Lucy si era rotta proprio in malo modo, una gamba era rimasta tra le mani del biondo diavoletto e il resto del corpo giaceva a terra scomposto. Niente sangue, le bambole come Lucy sono fatte di pezza, al massimo qualche ciuffo di ovatta sparso sul pavimento.

Alla piccola peste non andava di giocare con una bambola rappezzata, e così venne gettata nel cesto dei giochi non più usati, destinati prima o poi alla discarica. Lucy guardò con tristezza il moncherino che giaceva tra un dinosauro senza coda e una testa di bambola, il cui nome, se non si sbagliava, corrispondeva a Lily.

“Almeno siamo sfuggiti ai suoi maltrattamenti” grugnì un infante di palstica con il braccio ritorto. “Guarda un po’ cosa mi ha fatto. E solo perché mi si erano scaricate le batteria per piangere”.

A Lucy sembrò proprio di essere in un incubo. E chi le avrebbe pettinato i capelli corvini? Si sarebbero trasformati in un cespuglio come quel bambolotto che la fissava con l’orbita nera di un occhio che mancava?

“Cosa guardi? I miei capelli? Finalmente stanno come vogliono e non vengono tirati da pettini e forcine” pigolò con un filo di voce Lily.

“Vedrai, ci divertiremo” ruggì il dinosauro, ma la sua voce era attutita a causa della scomoda posizione per cui la testa era ficcata sotto Lucy stessa.

“Mi ha ridotto così perche lei odia i lucertoloni. Come se io fossi un lucertolone. Dice che sono da maschi. Bazzecole, dico io. E mi ha strappato la coda per dispetto”.

“Non piangere piccina” disse il bebè cieco. “Qui si gioca a chi vorresti essere. Io vorrei essere un indiano”.

“E io” intervenne il dinosauro “un’aquila. E tu, nuova arrivata?”

“Forse, una vera Lucy, una Lucy che non si spezza e che non se ne sta molla ad aspettare la fine”.

“Sei strana, piccola”.

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Giochi di ombre e luci

Il vento sta giocando tra le foglie, sibila e sussurra insinuandosi fra gli steli d’erba e il suolo umido d’inverno. Il vento danza e con lui la luce che si proietta sul muro, tra foto di altri tempi, sorrisi sfuocati e giovani che persi tra le pieghe del passato.

È tutto un gioco: la foglia che trema sul soffitto, il raggio che scivola tra i libri, come se ne volesse leggere distrattamente il dorso, l’insetto gigante, ma inconsistente, che per un attimo si affaccia alla finestra, per poi scomparire qualche metro oltre.

Il sole freddo e il vento umido si divertono a far nascere desideri di vita e di colori, a disegnare ombre e a muovere luci. Un bocciolo trema mentre timido attende la sua gloria.

Nell’atmosfera metallica, ombra e luce giocano a rincorrersi.