Da solo – Giorno 9

Ma è davvero importante capire per quale strano fenomeno io sia finito in questo posto? Prima di risvegliarmi con il rumore delle onde nelle orecchie e la sabbia tra le mani, non ero soddisfatto della mia vita, non del tutto, almeno. Dopo il tradimento di Clara ho pensato più volte di scappare. Non sarebbe bello avere una seconda occasione, ricominciare da capo? Avrei rassegnato le dimissioni, me ne sarei andato da un ufficio dove c’era più falsità che umanità e avrei cambiato città. Ottimo progetto, certo: ma cosa avrei fatto? Non saprei.

Vi lascio per seguire questo fiume: anche lui non sembra avere le idee chiare su come far procedere il suo corso.

Questa escursione è andata meglio del solito: ho trovato un frutto che sembra essere commestibile e, data l’assenza di esseri parlanti, non sembra essere velenoso. O non starei qui a scrivere. Non si sta così male in questo posto. La temperatura è mite, anche di notte riesco a resistere senza desiderare intensamente una coperta. Forse devo pormi meno domande e accettare quello che è successo. Forse è questo il cambiamento che tanto desideravo.

Da solo – Giorno 7

È ufficiale: sto impazzendo. A parte che questa storia degli animali deve smettere: meglio tornare a rivolgersi a un pubblico silente e senza volto, senza forma, e, soprattutto, senza pelo, artigli, ali e zampette. Senza offesa, ovvio, ma i miei lettori sono molto più discreti. Magari è questa strana pianta che sparge attorno spore venefiche. O quest’erba così strana. Non ho mai visto piante del genere.

In ogni caso, lasciando la botanica a parte, ho alcuni aggiornamenti per voi.

Dalla comparsa della lucciola parlante sono passati un po’ di giorni. Scusatemi, ma non avevo voglia di avere interazioni, per quanto fittizie, con alcun essere vivente. Ho continuato, però, il mio viaggio, mi sono inoltrato tra gli alberi, e ho finalmente scovato la fonte del gorgoglio. Si tratta di un fiumiciattolo che si snoda con un percorso piuttosto tortuoso tra le radici della vegetazione. Non avendo particolari programmi per il futuro, ho deciso di seguirlo, per vedere la risorgiva. Magari riesco a capire meglio cosa sia questo posto, se un’isola, un continente, un’allucinazione.

L’acqua non è più un problema, quindi. Il cibo rimane una questione da risolvere. Nel fiume sguazza qualche pesce, ma non ho né i mezzi né le capacità per pescarlo. A mani nude non se ne parla, costruire una canna da pesca mi sembra altrettanto surreale. Mai fatto una cosa del genere, sono un uomo di appartamento, poco avvezzo al tema sopravvivenza. Ho visto degli animaletti aggirarsi, probabilmente dei roditori, ma sono più scaltri e più veloci di me, quindi nulla da fare.

Magari devo solo aspettare di avere più fame: a quel punto le mani comanderanno meglio del cervello.

Perdersi

Si dice che, perdendosi in un bosco, sia probabile tornare sui propri passi senza volerlo. Al posto di procedere, di seguire un’immaginaria linea dritta, si gira attorno allo stesso punto, come una trottola impazzita. Si vedono le stesse rocce, le stesse radici, alberi dall’aspetto ormai familiare, terreno conosciuto. Ma queste forme note non danno sicurezza, ma solo un senso di sconforto e di insicurezza.

Eccoci qui, quindi, allo stesso punto di un momento creduto passato. Vano il pensiero che forse la storia non si stia ripetendo, illusoria l’idea che questa volta le cose seguiranno un percorso diverso. C’è sempre la speranza che sussurra parole di miele, che nella mente si trasformano in indicibili promesse. Promesse che si spera non vengano disattese.

Non si può smettere di sperare e di sognare. Ma queste rocce hanno forma così riconoscibile. Magari venti simili con destinazioni diverse le hanno modellate.

Viaggiare con te

Viaggiare con te è un po’ come perdersi fra le pieghe di una storia bizzarra. Viaggiare con te significa abbandonare la strada senza volerlo e poi affannarsi a ricercarla.

Non è un viaggio scomodo o poco piacevole, è solo singolare e a tratti divertente. Il nord non trova il suo equilibrio e cade rovinosamente in basso, mentre est e ovest non sanno più chi dei due conosca il nascere e chi il morire del sole.

Viggiare non è facile, significa partire e allontanare strani cori che invocano la rovina del progetto. Ma alla fine, si tratta solo di cantare un po’ più forte di loro.

Foresta

Un labirinto naturale in cui perdersi. Entri e non sai quale sia l’uscita. Alle spalle le terre conosciute e familiari, dove echeggiano le voci note e le strade portano in luoghi amati. Davanti un mondo inesplorato.

Invece decidi di mettere piede nella foresta. Senti i richiami di uccelli sconosciuti, vedi occhi fuggitivi che ti osservano guardigni. Senti ostilità, gli alberi non sono domestici e disegnano paurose figure. Eppure procedi, con il cuore che batte, con la paura che scorre nelle vene.

E procedi, senza neppure pensare all’uscita. È un luogo affascinante, terribile, certo, ma irresistibile. L’ignoto, il proibito ti chiama. E tu rispondi.

E allora perditi. Nella tua pazzia, nella tua follia.