La telefonata del signor Notaio venne accolta con un misto di sbuffi, imprecazioni e pure di sollievo dal signor Sotutto, che con Notaio aveva stretto una longeva amicizia. Da quando poi la moglie lo aveva lasciato, non riusciva a trovare più il senso della vita. Lo cercò tra i libri, ma tra le pagine non trovò che ricordi stantii, frugò nei cassetti dove, oltre a pennelli, chiavi, fermacarte, documenti, pinze, colori, matite, non scovò nient’altro se non polvere. Allora attaccò i vinili, ma non ne uscì nulla. Cercò anche nelle case dei figli, ma questi, dopo un po’, diedero segni di impazienza.
Non rimaneva che sfogarsi sul condominio. E questo gli dava grandi soddisfazioni. C’erano lavori di ristrutturazione? Nessuno meglio di lui avrebbe potuto elargire consigli. Problemi di parcheggio? Chiedere all’esperto in macchine, cioè il signor Sotutto in persona. Lavoro, cucina, arte e architettura, di tutto aveva esperienza. Anche di come resistere al cambiamento e alla pressione del sindaco della città.
“Notaio, perché non viene per un te? Senza teina, perché non fa bene. Di sicuro è meglio di parlarci al computer. È solo un piano”.
“No” tagliò corto la testa sul monitor “dobbiamo stare al passo con i tempi, o lei si accorgerà di noi”.
“Lei chi?”
“Quella che si è presa sua moglie, ovvio” spiegò Notaio. Entrambi si davano ancora del lei nonostante la loro amicizia avesse passato i cinquant’anni.
“Ha pure ragione. Tutto mi ricorda mia moglie. È così difficile.” Si lamentò Sotutto.
“Non cominci con le lamentele. Ora, torniamo a noi. Dobbiamo organizzare una resistenza”.
“So tutto della resistenza. Ho partecipato a occupazioni, proteste e a centinaia, anzi, che dico, migliaia di manifestazioni. Lasci fare a me”.
“Sapevo che avrei trovato un prezioso alleato. Ma ci serve sangue fresco”.
“So già a chi chiedere”. Sotutto chiuse la chiamata, prese il bastone, avvisò la badante che sarebbe uscito per un po’ e uscì di casa.