Nonostante tutto

Nonostante tutto procediamo, nonostante tutto dimostriamo di essere più forti, più coraggiosi di quanto altri si aspettino, o di quanto diamo a vedere.

Probabilemente dipende dalla natura stessa dell’uomo, dall’istinto che spinge a cercare la sopravvivenza, di scovare sempre una via d’uscita, per quanto questa sia nascosta e mimetizzata. Nonostante i venti contrari, si procede, anche se con fatica, tentando di mantenere un passo ritmato e costante.

Nonostante tutto. La vita ci chiama a reagire, e noi non possiamo fare a meno di risponderle.

Si procede seguendo una linea immaginaria, che talvolta scompare anche agli occhi degli stessi pellegrini che ne calcano il percorso. E allora si improvvisa, si immagina, con il pericolo di trovarsi in una strada diversa e inaspettata.

Nonostante tutto.

Fare acqua

Queste settimane sono un colabrodo: faccio acqua da tutte la parti. Per quanto cerchi di organizzarmi, un minimo, c’è sempre qualcosa che scombina le carte, che sia una mia indolenza o i progetti altrui che piombano come massi sulla mia scrivania. Se gli altri hanno così tanti problemi, dovrebbero imparare a risolverseli invece di sganciarli nelle mani di altri, con un sorriso e qualche parola di circostanza.  E poi ci sono quelli che si divertono a far in modo di troneggiare nella loro immensa grandezza e magnanimità, il che si traduce in un dispendio di pecunia e di tempo da parte mia.

A parte il lato economico, che urla vendetta da un bel po’ di tempo, il lato tempo inizia a preoccupare. Viene costantemente rosicchiato, eroso, consumato, così le giornate si riducono in trucioli che disegnano sul terreno la speranza che l’indomani possa andare meglio. Ma l’assioma fondamentale della vita sembra essere la circolarità, per cui, eccetto qualche rara eccezione, la storia si ripete.

Allora corazziamoci, con scaglie dorate, forti come il marmo, e sorridiamo ai ghigni che si affacciano nel momento della sconfitta, e alle smorfie che accompagnano le vittorie. Meglio scegliere una corazza gentile, per non perdere quel tesoro, spesso criticato, ma anche sfruttato, che rende tutto più sopportabile.

Condominio n.132 – Pt. 10

Mentre la signora De Pauris scendeva al primo piano, incrociò Calzoncini con Nox.

“Buongiorno” disse educatamente la signora, ma non riuscì a trattenersi e proseguì: “lo sa che il suo cane abbaia?”

Calzoncini guardò di traverso Nox: “Buongiorno. Per fortuna non barrisce” rispose modificando per divertimento la battuta riservata al signor Sotutto.

La signora De Pauris lasciò correre, nel caso Nox avesse deciso di rivelare la sua natura aggressiva, e finalmente raggiunse il primo appartamento del condominio, quello della signora Curiosità. Suonò il campanello e attese: sapeva bene che la signora era piuttosto lenta nei movimenti.

Dopo una lunga attesa, sentì un pesante respiro dietro la porta e un fragore prodotto dalla serratura. Infine comparve la signora Curiosità in tutta la sua magnificenza.

Condominio n.132 – Pt.9

La signora De Pauris non era certo un cuor di leone, ma era una gran chiaccherona. Adorava parlare ed esporre le proprie teorie su qualsiasi argomento, dai traffici illeciti dell’ultimo piano, al lavoro di Calzoncini. Non difettava certo di fantasia.

L’idea di diventare vedetta condominiale non le dispiaceva molto, anche perché ricopriva questo ruolo già in maniera egregia, salvo poi negare di aver visto qualcosa. La sua tapparella era perennemente alzata di qualche centimetro e, passando per la via, si potevano intravvedere due figure che se ne stavano appostate davanti alle finestre.

Poi dell’azione se ne sarebbero occupati gli altri, giovani corpi da mandare, o meglio sguinzagliare nel caso di Nox, al momento opportuno. Mai nessuno avrebbe osato allontanarla dal suo appartamento. Avrebbe causato uno stress enorme sul suo anziano marito, e non lo avrebbe permesso.

Una volta congedatasi dal signor Sotutto decise di condivedere ogni notizia con la signora del primo piano, un’altra fondamentale tessera del piano.

Condominio n. 132 – Pt. 7

Calzoncini odiava essere coinvolto in affari che turbassero la sua tranquillità. Sotutto adorava elargire consigli e architettare piani. E ora era forte anche di una certa compassione che la defunta moglie suscitava. Non c’era abitante del condominio che non provasse simpatia per la signora. Diversa storia per il marito vivente.

Nonaste la divergenza di vedute, Calzoncini era consapevole che qualcosa andasse fatto. Non aveva voglia di sloggiare dal suo appartamento, proprio a pochi mesi dalla ristrutturazione. L’idea di tornare alla casa madre gli faceva venire la pelle d’oca. E in quelle mura Nox non sarebbe stato ben accetto.

“Ci stiamo” disse coraggiosamente Calzoncini. Il cane scoddinzolò approvando.

“Ottimo” esclamò tutto contento Sotutto. “Ora che abbiamo l’arma, ci serve l’appostamento. “

E chi era meglio dei signori De Pauris, al secondo piano? Ovvio, nessuno.

Condiminio n. 132 – Pt. 4

La telefonata del signor Notaio venne accolta con un misto di sbuffi, imprecazioni e pure di sollievo dal signor Sotutto, che con Notaio aveva stretto una longeva amicizia. Da quando poi la moglie lo aveva lasciato, non riusciva a trovare più il senso della vita. Lo cercò tra i libri, ma tra le pagine non trovò che ricordi stantii, frugò nei cassetti dove, oltre a pennelli, chiavi, fermacarte, documenti, pinze, colori, matite, non scovò nient’altro se non polvere. Allora attaccò i vinili, ma non ne uscì nulla. Cercò anche nelle case dei figli, ma questi, dopo un po’, diedero segni di impazienza.

Non rimaneva che sfogarsi sul condominio. E questo gli dava grandi soddisfazioni. C’erano lavori di ristrutturazione? Nessuno meglio di lui avrebbe potuto elargire consigli. Problemi di parcheggio? Chiedere all’esperto in macchine, cioè il signor Sotutto in persona. Lavoro, cucina, arte e architettura, di tutto aveva esperienza. Anche di come resistere al cambiamento e alla pressione del sindaco della città.

“Notaio, perché non viene per un te? Senza teina, perché non fa bene. Di sicuro è meglio di parlarci al computer. È solo un piano”.

“No” tagliò corto la testa sul monitor “dobbiamo stare al passo con i tempi, o lei si accorgerà di noi”.

“Lei chi?”

“Quella che si è presa sua moglie, ovvio” spiegò Notaio. Entrambi si davano ancora del lei nonostante la loro amicizia avesse passato i cinquant’anni.

“Ha pure ragione. Tutto mi ricorda mia moglie. È così difficile.” Si lamentò Sotutto.

“Non cominci con le lamentele. Ora, torniamo a noi. Dobbiamo organizzare una resistenza”.

“So tutto della resistenza. Ho partecipato a occupazioni, proteste e a centinaia, anzi, che dico, migliaia di manifestazioni. Lasci fare a me”.

“Sapevo che avrei trovato un prezioso alleato. Ma ci serve sangue fresco”.

“So già a chi chiedere”. Sotutto chiuse la chiamata, prese il bastone, avvisò la badante che sarebbe uscito per un po’ e uscì di casa.

Condominio n. 132 – Pt.3

Il messo riferì la bizzarra risposta dell’anziano signore a chi di dovere, il quale la mise per iscritto e la passò a un altro ufficiale, che la valutò, la soppesò e infine decise che trattavasi di frase determinata da demenza senile del suddetto signore. L’avvenimento non comportò, quindi, nulla di anomalo per gli abitanti del 132, che continuarono la loro tranquilla esistenza, ignari di tutto.

Il signore che si era affacciato alla finestra per difendere il forte, cioè il suo appartamento, era un notaio ormai in pensione, da tutti conosciuto come il Notaio. La fantasia non era di casa in quel condominio. Il Notaio vantava un’età riguardevole, che poteva essere tranquillamente arrotondata a cento, ma non era affetto da alcuna malattia che ne ottenebrasse la mente.

“Maria!” Urlò chiudendo la porta. Si presentò in cucina una bella signora bionda, molto pallida, ma affascinante, di una decina di anni più giovane del marito.

“Non ti devi agitare, Noty” gli disse affettuosa. “Hai una certa età”.

“Io quella la inganno” le fece notare il Notaio. Ovviamente il termine quella si riferiva alla fine che inevitabilmente tutti coglie. “Se mi comporto come se avessi quarant’anni, allora ho quarant’anni! “

“Magari potresti posticipare gli esercizi delle sei di mattina. È inverno, fa freddo”.

“Giammai. Ho sempre fatto così, e così farò sempre. Comunque, il messo è tornato. Uno stolto, come sempre. Ora telefono al signor Sotutto. Dobbiamo prepararci a resistere.”

“Ti prendo il telefono”.

“No, no, faccio via internet, con il video. Non mi fido della sola voce. E da quando è diventato vedovo, ha bisogno di qualche spintarella in più il mio amico”.

“Come vuoi. Io vado a leggere. Dimmi quando hai finito, che ci facciamo una passeggiata”.

“Non abbandonerò la posizione”

E senza bisogno di bastone, attraversò la stanza per chiudersi nello studio.

Condominio n. 132 – Pt.2

In una città in continuo movimento, il 132 rappresentava un’eccezione fastidiosa, che allarmava l’amministrazione cittadina.

Il primo problema era l’aspetto. Il condominio era vecchio, con grandi finestre contornate di legno, e tende parasole di uno sgargiante color rosso. E l’archittetura era banalmente semplice, un rettangolo con qualche corpo aggettante. Nessuna vetrata, nessun funambolismo strutturale.

Il secondo problema era l’altezza. Poteva contare solo su quattro piani, per un totale di dieci appartamenti, numero decisamente al di sotto della media degli altri palazzi, che come minimo contavano dodici piani.

Il condominio 132 era destinato a essere abbattuto, ma l’iniziativa si era scontrata e sfasciata con la resistenza dei condomini.

“Da qui esco solo con una camicia di legno fatta su misura” urlò da una finestra un vecchietto a un messo attonito.

“Ma non è scomoda una camicia di legno? Rigida?”

“Cretino” tagliò corto il signore chiudendo la finestra con un colpo secco.

Benvenuti in Condominio n.132. In cui tutto odora di un leggero sentiore di follia.

Arbusto

Sii forte, resisti, sempre. Anche nelle terre lontane, selvagge. Anche nei luoghi più impervi, là dove non c’è acqua con cui dissetarsi, né ossigeno da respirare.

Devi sopravvivere dove pianta non cresce, né creatura osa avventurarsi.

Diventa arbusto, spinoso, secco, ma resistente, infaticabile, inestirpabile.

Ad un primo sguardo sembri morto, un semplice ramo rinsecchito, nodoso, senza vita che spunta dal terreno sterile.

Ma la primavera arriverà anche per te, con il suo carico di vita e di calore.

E allora anche l’arbusto si infiammerà con gemme delicate e fragili, preziose e umili. Le sue spine verranno addolcite da teneri petali danzanti al vento. Dirà al mondo intero che esiste anche lui, che la sua bellezza caduca e passeggera può sconfiggere l’oblii.

Una macchia di colore. Un barlume di vita. Una speranza delicata e tenace.

Diffondi questa tua vita anche qui, tra queste terre arse e spoglie.