Gocce

A goccia segue goccia, e goccia dopo goccia la ragione scivola silenziosa sempre più lontano. Rimane solo il fruscio dell’acqua nell’oscurità.

È un lento stillicidio che corrode le carni, che trasforma la roccia in sabbia, la montagna in collina. Con pazienza, con dedizione e costanza tutto scivolerà un po’ più lontano.

Guardare quel gocciolare può portare alla pazzia. È come fissare un conto alla rovescia alla fine del quale non c’è nient’altro se non il vuoto. Ogni goccia che cade è un secondo perduto, ogni secondo perduto è un tempo che non verrà restituito.

Goccia dopo goccia tutto scomparirà.

Minuti ore secondi

È una lenta danza che si dilata e si restringe. Le ere si sgretolatano in fiumi di secondi per sfociare in mare densi di minuti. E gli anni diventano epoche, mentre le epoce cercano la loro voce nelle ore.

Il tempo è una creatura curiosa, un onnivoro che potrebbe ingoiare anche se stesso. È silenzioso come un felino, è paziente come ogni cacciatore, talvolta è frettoloso come un bambino.

Basta un attimo di ciglia e i minuti trovano casa nelle ore. Basta un sospiro e le ore si spargano nell’universo in secondi.

Minuti, ore, secondi. In questa confunsione nulla ha più senso. Non il tempo, non la paura del tempo. Rimane solo lo smarrimento e un oceano di giorni perduti nel nulla.

Il cuore del tempo

Strana cosa il tempo, non si può fermare, non si può riscattare. Sembra procedere con un ritmo sempre uguale, con i secondi che scadono nelle ore, per tramutarsi in giorni e ingigantirsi in ere senza memoria. Talvolta, invece, segue un ritmo tutto suo, compie una spericolata fuga in avanti, per poi allungarsi, rallentare sonnacchioso e pigro come un ghepardo che si prepara al riposo dopo aver catturato la preda.

Il tempo funziona come un cuore: per lo più segue un andamento ben preciso, con una cadenza ipnotica, che quasi non si sente. Il suo è un cammino senza scossoni, quieto, ma inarrestabile. In caso di turbamenti, però, o di variazioni più o meno sperate, quel ritmo si altera, e scorre come un fiume in piena o si congela in una statua, e rimane sospeso nel vuoto, in attesa di crollare a terra e infrangersi.

Il tempo ha una mente, la contabilità dei giorni e il ricordo del passato. Ha delle mani, che disegnano strane linee sul volto e sui corpi, che scavano nelle anime per rubare frammenti di vita. Ha la bocca per sussurrare quanto sia vana questa fuga, questa maschera di etern gioventù. Perché nel suo cuore non dimorano pietà e compassione, ma uno spirito che si ribella alle misure predefinite.

Il cuore del tempo può ingannare, può far credere che tutto sia misurabile e quantificabile, per poi lasciare senza fiato dopo una semplice rampa di scale.

Urania

Il ritmo del tempo è silenzioso, ma non invisibile. Ogni essere vivente, ogni pietra, ogni città ha una clessidra, che scorre inevitabile verso la rovina. Qualsiasi elemento ha un suo tempo, e l’Ordine voleva conoscere in ogni particolare questo enigma.

Nel cuore del legno, poco lontano dalla Capitale, si trovava una città senza fondamenta, che non si occupava certo del mondo terreno, ma si protendeva verso il cielo. Era chiamata Urania, e i suoi abitanti erano versati nell’arte dello studio degli astri. Aveva un aspetto singolare questa cittadina: la pianta era perfettamente circolare, divisa in spicchi che convergevano nella costruzione centrale, un binocolo usato per gli studi più accurati e per osservare pianeti lontani.

Ogni spicchio aveva una funzione. Uno ospitava le dimore degli studiosi, alti palazzi di cristallo che sembravano voler toccare la volta celeste. Un altro era adibito alla realizzazione di carte celesti, depositate e custodite nella biblioteca di un altro spicchio ancora. C’erano poi i laboratori di osservazione, la zona di telescopi minori e quella dedita alla creazione di strumenti per la navigazione, non destinati ai pescatori. Cronometri e clessidre erano creati in uno spicchio che si trovava a fianco delle fabbriche di ingranaggi e vetri. Mense e locali trovavano casa nei pressi di piccoli orti, mentre la scuola di astronomia occupava lo spicchio adiacente alle residenze dei giovani.

A Urania tutto sembrava scorrere al contrario: la luce era una nemica, quindi gli abitanti pallidi come la luna iniziavano a uscire al crepuscolo, per poi rincasare prima dell’alba. La notte raccontava segreti e futuro, mentre il giorno accecava anche la vista più acuta.

Urania era la città del tempo e della paura della fine.

Tempo

Ho una fame insaziabile.

Sono un vento che non smette mai di soffiare. Lentamente e inesorabilmente consumo i monti, riduco la pietra in sabbia. La goccia scava un letto di fiume, il mare leviga la costa.

Invisibile mi insinuo fra di voi e vi governo. È inutile che vi ribelliate, che cerchiate di ammaestrarmi e imprigionarmi in ingranaggi e piccole scatole. Io non posso essere incatenato né controllato. Non mi piegherate mai alla vostra volontà. E lascio sul vostro volto le rughe, i vostri capelli diventano argentei come la luna, la vostra voce sarà ogni giorno più roca.

Non odiatemi. Non mi limito a corrodere le montagne. Smorzo anche i vostri dolori, attenuo i rancori. Vi porto via i pensieri più oscuri, i giorni senza luce, le lacrime amare.

A volte esagero, lo so, e da curatore mi trasformo in ladro. Rubo le forze e i pensieri. Mi approprio di ricordi, nomi, volti e parole. Come un prestigiatore, faccio sparire intere città, intere vite. Non maleditemi, siete voi a essere troppo deboli, a non riuscire a sopportare la mia presenza.

Vado per sottrazione, sono un conto alla rovescia che non ha fine. Uno stillicidio di secondi che avvicinano il cosmo alla tappa finale.

Grazie a me nulla rimane invariato. Tutto scorre, ogni giorno diverso.

Io sono Tempo, Crono. Sono il vero tiranno di tutti voi, dell’universo intero. Sono la forza impercettibile che non può essere arrestata.

Ricerche

Vi ricordate quando da bambini andavate in spiaggia? Giocavate con la sabbia, quella strana materia dolcemente calda, che scorreva inesorabile tra le dita.

E il tempo ha corso veloce, e fuggito, esattamente come quei granelli che sgusciavano fuori dalle fessure tra le dita, lasciando in mano solo un po’ di polvere.

E così ci troviamo catapultati prima in un corpo che non ci appartiene e poi in nella vita adulta. Le scuole finiscono, gli amici prendono strade diverse, i doveri piombano pesanti come macigni. Vi dimenticate di quel bambino che giocava con la sabbia, e iniziate la vostra avventura.

Una ricerca infinita e affannosa, che cerca di dare un senso a quella sabbia che scivola.

Ricerca di amore. Di quella metà che completi le mancanze, che rida, che pianga, che sincronizzi il suo cuore con il vostro. Che vi faccia arrabbiare, urlare. Che vi faccia sorridere e dimenticare che cosa siano le lacrime.

Ricerca di realizzazione. Quei piccoli o grandi riconoscimenti che vi rendono importanti e che vi fanni amare ciò che fate. Una ricompensa per i vostri sforzi e i vostri e i vostri sacrifici.

Ricerca di stabilità. Di quelle quattro mura calde che sono pronte ad accogliervi in qualsiasi momento.

Ricerca di perfezione. Che dia un senso al tempo che passa. Che renda questa esistenza degna di essere vissuta.

Fate silenzio. Sentite? È il suono impercettibile della sabbia che scorre via.