Annullamento

In un attimo tutto venne annullato: il rumore del traffico proveniente dalla strada, i passi in corridoio, il sibilo del fuoco in cucina, il parlottare dalla sala. Calò un silenzio innaturale, simile a quello che grava in una stanza perfettamente insonorizzata. Ma a essere insonorizzato è l’udito, è il cervello che si rifiuta di ascoltare, di anche solo sentire il trambusto della vita.

Si trattò di un attimo, una scheggia di solitudine in un mondo sovraffollato. Si chiuse la parentesi e si aprì un capitolo di sorrisi, frasi cortesi, battute spiritose. Il solito valzer grazioso, ma privo di vera sostanza che decora la vita di ogni giorno.

Quello spazio in cui tutto viene annullato rimane, però, sospeso nell’aria e nella mente, come un monito e come un desiderio pauroso.

In punta di piedi

Gli spiriti sono silenziosi, non inciampano in tappetti e non rovesciano portaombrelli. Entrano in punta di piedi, di sera, quando il respiro del sonno si è fatto pesante. Sono semplici ombre in un mondo che non conosce la luce.

Gli spiriti non parlano, non sussurrano, non urlano. Scivolano tra i rumori ovattati della notte e il via vai di una umanità che non conosce il riposo. Talvolta si annunciano con un lampo di luce, un barlume che sembra un’impressione.

O forse è solo una macchina che svolta, un faro che punta per un attimo verso le saracinesche. E quel movimento è uno scherzo della mente che aspetta stanca di cadere nell’oblio.

Che silenzio in questa notte. Anche oggi, gli spiriti non hanno parlato.

Meglio tacere

A volte parlare fa male, non tanto per gli altri, quanto per se stessi. Quindi meglio tacere, soprattutto se ci sono orecchie ben attente a captare qualsiasi idea degna di una qualche nota. Non che sia un vulcano di creatività o una mente particolarmente arguta. Se avessi avuto una di queste due qualità, mi sarei risparmiata probabilmente un lungo limbo in cui la bussola non era in grado di identificare il nord.

In un primo momento si pensa a un caso, a una coincidenza. Ma quando le coincidenze diventano tre o quattro per poi salire ulteriormente, la vicenda inizia a infastidire. Per lo più si tratta di banalità, di semplici desideri che, per motivi materiali o di tempo, non è stato possibile portare a termine. Eppure ogni vota che l’intenzione veniva espressa, ecco qualche damerino dotato di mezzi materiali e temporali riesce ad anticipare la mossa.

Poco male, almeno, per una volta, so se qualche intenzione rischia di portarmi in un burrone. E temo di non poter fare a meno di sorridere. Per il resto, meglio tacere idee più complesse e attendere il momento adatto.

Segreti

Il silenzio permeava la radura, figure immobili si confondevano con le rocce, gli alberi, la vegetazione che le avvolgeva. Si diceva che quello fosse un posto di stregonerie e magia della peggior specie. Non che le voci avessero tutti i torti, ma, come spesso accade, possono imboccare strada vicine alla verità, senza mai raggiungere quest’ultima.

Che quelle figure potessero essere considerate delle streghe probabilmente rispondeva al vero. Erano donne che credevano in un potere sovrannaturale, e che chiedevano a uno spirito silvestre vendetta per i torti subiti, aiuto per i sogni che stavano svanendo, preghiere di giovane che aveva un futuro incerto e di vecchie, che soffrivano un passato fin troppo certo.

Che quelle donne facessero sortilegi o lanciassero terribili malefici, però, era una costruzione di chi non tollera che ci siano persone pronte a ribellarsi alla vita riservata loro. Ciò che non si comprende, viene demonizzato: quelle donne divennero serve del diavolo stesso e, come tali, nemiche da temere e da eliminare, con il fuoco, con le forza e la violenza.

Ma le fiamme che distruggono la radura e che lambiscono in un abbraccio infernale le vittime sono ancora lontano da quell’angolo quieto di bosco. Ci sono solo loro, che guardano la luna in cielo e bevono in silenzio i raggi gelidi e puri di un corpo celeste capace di risplendere anche senza ardere.

Silenzio

Forse viviamo in un mondo di bugie, e probabilmente il termine forse è di troppo. Vengono dette a vari livelli, con scopi diversi, non sempre per ledere, ma di certo sono menzogne. Un mondo di menzogne e violenza.

Anche nel piccolo, anche negli aspetti più banali, siamo attorniati da inganni e falsità. E non credo a chi, con la maschera dell’innocenza, cinguetta: “ma io non riesco a dire bugie”. Dubito che ci sia qualcuno che abbia vissuto senza pronunciare mai una menzogna.

A volte, però, sono del tutto gratuite. Promesse non mantenute cadono nel buio di un silenzio che non riesce a chiudere del tutto la porta alla speranza. E alla fine, che cosa costa essere per una volta onesti?

Talvolta proprio niente.

Petali

Vidi piovere petali, una pioggia leggera e asciutta, silenziosa e quieta. In un mondo che non osava più fiatare, ho visto i fiori cedere la loro corona e guardare con occhi sgranati un cielo muto.

Ho sentito la terra trattenere il fiato, e aspettare che quello stesso cielo concedesse una tregua. Era una preghiera silente di un’immensità che non conosce voce.

Ho visto l’aria sospesa squarciata da un grido. Quel grido rimase là sospeso e terribile. Mai avrei osato pensare che un simile suono potesse piombare in quella immobilità.

E tutto cambiò. I petali non caddero più sul piccolo corpo che mi ritrovo, e mi rintanai nel ventre oscuro del mondo.

Specchio di verità. Parte 4: silenzio e vino

Il cammino proseguiva, sempre più difficile. La strada era tortuosa e spesso si aprivano delle grandi buche, nascoste dalla polvere e dal fango. La stanchezza rendeva tutto ancora più arduo: ogni passo desidera fosse l’ultimo e la tentazione di cedere, di crollare a terra e lì aspettare il suo destino diventava forte.

Il fardello la ostacolava. Era costretta, infatti, a tenerlo tra le mani. Per nulla al mondo doveva toccare terra, nonostante il dolore che aveva causato a lei e a coloro che aveva incrociato la sua strada.

Inciampò, perse l’equilibrio e solo a fatica riuscì ad rimettersi in piedi. Quando i fine alzò nuovamente gli occhi, trovò di fronte a lei una nera figura. Questa volta non parlò, non osò mostrare lo specchio, semplicemente abbassò nuovamente la testa. Con quel pellegrino avrebbe dovuto condividere ancora molta strada, inutile tentare di parlargli. Era consapevole che non sarebbe stato un compagno silenzioso, che silenzioso l’avrebbe seguita. Sempre.

L’orizzonte si fece scuro, pesante. Lampi silenziosi e lontani cercano di rompere la loro gabbia si nubi. In una sera così calda animali e tuoni tacevano. L’aria era satura. In questa atmosfera rarefatta, una locanda rompeva la quiete. In realtà era solo una casupola spersa nel nulla, dalla quale provenivano le voci di chi cerca di godersi una breve esistenza.

Fuori, accasciata su una botte, una figura che sembrava uno spirito in attesa. Avvicinandosi scoprì che era una donna, dalle profonde rughe sul volto, nonostante non fosse una vecchia.

“Cosa vedi?” Chiese dolcemente.

“Solo un bicchiere rosso, pieno e traboccante. E…” protese le mani verso lo specchio.

La ragazza fece un passo indietro e con il suo compagno se ne andò.

“Ti prego, voglio vederlo, ti prego, torna”

Dietro di sé lasciò solo l’ombra di una donna, un’eco morente di una vita fatta di delusioni e fallimenti.