I Vecchi Compari – Pt. 5 L’allenamento

Il Gran Torneo di Bocce e Bocciatori era un evento straordinario: avete presente le Olimpiadi? Ecco, qualche cosa di simile, ma ancora più importante. Richiedeva anni di strenuo allenamento, passione sconfinata e abilità impareggiabile. I Vecchi Compari non avevano mai avuto il coraggio di parteciparvi, poiché incontrarsi tre volte alla settimana era del tutto insufficiente per poter anche solo sperare di essere presi in considerazione. Ma ora era tutta un’altra storia: da pensionati avevano tutto il tempo che volevano. L’unico a creare un po’ di problemi era Antonio, ma nessuno lo aveva mai preso in considerazione, se non le banche quando gli avevano pignorato ogni suo avere. Era arrivato il tempo della vittoria, e la dipartita di Luigino, per quanto dolorosa, non avrebbe interrotto questa gloriosa ascesa all’empireo della bocciofila.

Che l’allenamento avesse inizio, dunque!

Luca portò gli incontri settimanali da tre, numero che evidentemente era del tutto insufficiente, nonché iettatore, a sei, una più promettente cifra pari. Nessuno si lamentò: Pietro aveva già ridotto al minimo la sua attività di fabbro e si sentiva solo senza sua moglie, Silvano non tollerava più Rachele con le sue litanie riservate a pezzi di cadaveri, e Luca riteneva che ad Anna facesse bene avere i suoi spazi. Nessuno si chiese che cosa pensasse Antonio, ma quest’ultimo, in ogni caso, non proferì lamentela. Ogni sessione durava quattro ore, con una corroborante pausa di mezz’ora dopo le due ore iniziali.

Innanzitutto si procedeva al molleggiamento delle ginocchia, il che causò un bel po’ di scricchiolii e proteste da parte delle giunture provate dagli anni.

“Ragazzi, se volete ho un po’ di olio in officina” tuonò Pietro. C’è da dire che Pietro non emetteva un singolo cigolio, ma il suo trucco non era certo l’olio: alcuni anni prima era stato operato e ora poteva vantare due fantastiche ginocchia bioniche, indistruttibili. Luca valutò se non fosse il caso di sottoporre tutta la squadra alla medesima operazioni.

“Tre mesi di riposo, e sentite che silenzio proviene dalle mie ginocchia” gongolò Pietro. Tre mesi erano troppi. Niente operazione, concluse Luca a malincuore: magari le ginocchia nuove lo avrebbero reso più gradito ad Anna.

“Luca, smettiamola con questa buffonata, passiamo all’azione”.

Quel vecchio scarpone di Silvano voleva sempre passare all’azione: probabilmente le letture classiche su eroi e battaglie gli avevano offuscato un po’ la mente. Il dubbio che Silvano fosse un po’ strano era sorto anche a Luca, il giorno prima, quando l’amico si era auto-invitato per un caffè perché non aveva voglia di tornare nel reliquiario che era diventata la sua casa. Cosa strana, visto che, essendo un antiquario, avrebbe dovuto essere avvezzo agli oggetti antichi.

“S-s-scusate il r-r-ritardo, ora r-r-recupero. U-u-una follia il t-t-traffico!”.

Nessuno in realtà si era accorto della mancanza di Antonio, forse perché se ne stava sempre zitto, con lo sguardo fisso sulle poderose spalle di Pietro.

Ci pesò Silvano e rassicurarlo: “Non ti sei perso niente Anto, ora comincia l’azione”.

Si sfidarono due contro due: Pietro e Silvano, contro Luca e Antonio. Pietro si rivelò essere un giocatore leggermente migliore di Antonio, che sembrava un po’ distratto e incapace di allontanare le bocce avversarie dal pallino. Luca era un abile calcolatore, e valutando angoli e forza era un temibile avversario per Silvano e Pietro che, invece, si affidavano più all’intuito.

“Girano strane voci su tua moglie, eh Pierre!” Silvano era molto incuriosito dalla vita sentimentale del compare, soprattutto quando questa sembrava più miserabile della sua: era da mesi che la moglie Rachele non gli permetteva neppure di condividere lo stesso letto, per una qualche promessa fatta a un qualche santo. Ma in confronto all’abbandono del tetto coniugale, l’atteggiamento di sua moglie gli sembrava più che dignitoso.

“Andata”. Si limitò a dire Pietro, che odiava essere chiamato in francese, e, ancora di più, odiava ricordare la moglie.

I Vecchi Compari – Pt. 4 Antonio, l’anonimo fallito

Avrebbero partecipato al Gran Torneo di Bocce e Bocciatori, senza Luigino, con un tipo grande e grosso che non aveva mai messo mano alle bocce prima del corso intensivo di Silvano. Era la fine, pensò Antonio, la rovina, un’altra macchia da ascrivere alla lista dei suoi fallimenti personali. Ed erano molti, ve lo garantisco. Sentiva già il panico che saliva al volto come vampate, la pancia che si svuotava, la testa che si riempiva di un ronzio. Era la rovina. Tutta la bocciofila avrebbe riso di loro. Quattro ultra sessantenni incapaci di vincere una partita di bocce. Sarebbe stata una vergogna, una presa in giro.

“M-ma P-P-Pietro n-non è p-p-pronto, v-vero S-S-Silvano? È una follia!”. Di solito follia, pazzia, rovina, fallimento erano parole che sfuggivano al balbettio nevrotico di Antonio.

“Io sono il capo del gruppo, e io decido. Gareggeremo in quattro. Silvano ha detto che Pietro non se la cava male. Da domani ci alleneremo, e il mese prossimo faremo tacere quei bifolchi di Vecchie Dentiere, quei cafoni di Birilli Traballanti, quei rodomonte di Bocce del Conte. Non temere Antonio. E cerca di trovare tempo per giocare”.

Di tempo Antonio non ne aveva molto, perché continuava a lavorare nell’archivio del paese, mentre tutti gli altri, con l’eccezione di Pietro, erano già in pensione. In realtà Antonio non avrebbe mai avuto una pensione, perché i suoi debiti superavano di gran lunga il conto corrente di tutti i suoi compagni messi insieme. Era stato truffato, raggirato e infine abbandonato. La truffa e il raggiro avevano interessato l’ambito del lavoro, cioè il suo negozio I giochi di Dioniso, l’abbandono era riferito, invece, alla sua vita amorosa, e quindi al suo unico grande amore, Alvise. Non era un genio delle bocce, ma non era neppure un disastro, però Luca lo apprezzava per il suo disinteresse nei confronti delle donne.

Antonio aveva fatto la sua comparsa nel gruppo Vecchi Compari una ventina d’anni prima, quando il suo predecessore, Giovanni, se ne era andato per motivi che non erano molto chiari. Da quanto aveva capito, Luca aveva litigato pesantemente con Giovanni, che non si era più fatto vedere al bocciodromo. Anche Luigino non ne parlava molto bene, ma secondo Silvano non era una cattivo giocatore, era solo diventato un po’ distratto dopo la morte della moglie. La scelta di Antonio era dipesa da Silvano, suo vecchio amico: sosteneva che avesse bisogno di pensare ad altro, e il gioco delle bocce si dimostrò un’ottima distrazione, in effetti. Si rivelò essere una buona distrazione dopo lo scandalo del suo fallimento e la fuga del suo amato.

Perdere la gara, il Gran Torneo di Bocce e Bocciatori, avrebbe comportato sicuramente lo scioglimento del gruppo, e lui sarebbe rimasto ancora solo. Di nuovo solo. Ma gli ordini di Luca non potevano essere disattesi, per cui ripiombò nel silenzio, come sempre. Guardò Pietro: almeno non era male.

I Vecchi Compari – Pt. 3 Luca, il mago dei numeri

A capo di quel ristretto gruppo di non proprio giovani promesse del gioco delle bocce vi era Luca, il matematico incallito, la mente calcolatrice, uno dei giocatori più apprezzati, e non solo per la sua abilità sportiva. Si dava il caso che Luca fosse sposato con donna Anna, Anna la bella, Anna la conquistatrice. Gli epiteti che contraddistinguevano la signora non erano mai volgari, perché, fin da giovane età, Anna si era contraddistinta per la sua innata sensualità. Sembrava che per lei conquistare uomini fosse uno sport migliore delle bocce stesse. La sua non era una bellezza aggressiva, non era di quelle donne che fanno voltare il capo. Era semplicemente la donna che tutti avrebbero voluto avere al proprio fianco: ironica, colta, con un sorriso che avrebbe smosso l’animo anche del più serafico santo. E quando cantava, avresti detto che gli angeli stessi del paradiso fossero scesi in terra. Un tantino esagerato, direte voi: eppure, provate a chiedere a Luca, o a Silvano. Anche Luigino, se potesse, vi racconterebbe dell’ineffabile bellezza di Anna. In effetti Luigino si dilungherebbe anche su qualche cosa d’altro, ma è meglio non indagare in questa sede. In ogni caso, gli anni non sembravano aver scalfito quel fascino, e Anna rimaneva una delle donne più desiderate e più sognate del paese.

Eppure, c’era qualcuno che proprio non sopportava Anna: erano le comari, quelle arcigne mogli che non sembravano mai essere state sfiorate dalla gioventù. Luca veniva considerato una sorta di zerbino, uno schiavo della moglie mangiatrice di uomini, anzi di mariti, i loro. Non abbiate mai l’ardire di nominare Anna davanti alla vedova di Luigino, a meno che non vogliate vedere un’arpia in carne e ossa: qualora abbiate l’ardire di fare una cosa così insensata, scappate, prima che vi cavi gli occhi.

In ogni caso, era Luca ad avere la fortuna di godere della bellezza e della arguzia di Anna. Non Luigino, che prima della dipartita poteva sperare di passare con la bella poche ore al mese, e neppure Silvano, che su Anna non aveva ancora posato un dito. Non sembrava neppure dispiaciuto del fatto che Luigino fosse stato trovato morto, a casa sua, sulla sua alcova, più svestito che vestito, in compagnia della sua mogliettina. In realtà non disse nessuna parola a riguardo. Muto, come il pesce che nuotava oziosamente nel suo salotto. Chissà di che cosa era stato testimone quel pesce! In ogni caso, Luca si presentò al funerale di Luigino, con affianco un’affranta moglie, pianse le lacrime necessarie per onorare un amico e un compagno, gettando, quindi, una tanica di benzina sul fuoco delle malelingue.

Anna a parte, Luca era anche conosciuto per la sua abilità con i numeri. In effetti, era laureato in matematica e insegnava la stessa materia nel liceo della vicina città. Questa sua passione tendeva, però, a sfociare nell’ossessione: i numeri avevano un significato preciso per Luca, la loro disposizione, la loro presenza avevano delle conseguenze. I numeri dispari o, peggio ancora, i numeri primi erano per lui intollerabili.

Tre aveva tutte le caratteristiche di un numero intollerabile, per cui bisognava portare la squadra al numero quattro o al due. Quest’ultima ipotesi non gli sarebbe dispiaciuto, soprattutto se avrebbe comportato l’allontanamento di Silvano. Ma non se la sentiva di fare squadra con l’altro membro dei Vecchi Compari, e Silvano era troppo abile per rinunciarvi. Si sarebbe limitato a tenerlo lontano da casa sua.

Pietro, Pietro era perfetto. Lo capì subito dal non proprio sottile ricatto con cui il fabbro lo aveva indotto ad accoglierlo in squadra. Inoltre, gli piacevano molto le voci sulla fuga della moglie di Pietro: non gli sembrava un pericolo per la sua vita coniugale. Magari avrebbe potuto anche invitarlo per un caffè. In realtà era un pensiero del tutto peregrino: nelle successive settimane non lo invitò mai, la prudenza non era mai troppa, soprattutto in un periodo così delicato per Anna.

Come capo dei Vecchi Compari, impose Pietro a Silvano e iscrisse il gruppo al prestigioso Gran Torneo di Bocce e Bocciatori del paese.

I Vecchi Compari – Pt. 2 Silvano, il collezionista

Foto dal web

 L’arrivo di Pietro non venne accolto calorosamente dall’altra metà della squadra. La faccia contrariata di Silvano la diceva lunga su quanto poco gli stesse simpatico Pietro. Innanzitutto, gli sembrava un oltraggio a Luigino trovare già un sostituto: era stato amico del compianto, suo compare fin dall’infanzia, e aveva condiviso con lui numerose passioni. In secondo luogo, era stanco della fissazione per i numeri di Luca. Una squadra di bocce a tre era del tutto onorevole, e un quarto giocatore poteva essere considerato superfluo. Quando venne a sapere che Pietro non aveva la minima idea delle regole delle bocce, la sua perplessità si trasformò in rabbia. E non vi dico cosa successe quando Luca gli annunciò che sarebbe stato lui, Silvano, a spiegare al nuovo arrivato le basi del gioco. Luca doveva portare la moglie Anna dallo psicoanalista poiché sembrava essere caduta in uno stato di depressione catatonico. I nervi, spiegava Luca. Luigino, pensava Silvano. Ed era sicuro che neppure Luca credeva alla storia dei nervi. Silvano aveva la soluzione, ma ancora una volta temeva che la morte dell’amico fosse troppo recente. Magari in qualche mese avrebbe risolto il problema di Anna, e pure il suo, visto l’atteggiamento di ostilità della sua adorata consorte Rachele, dolce come un’arpia e silenziosa come una bertuccia.

“La palla più piccola si chiama pallino. Noi dobbiamo far avvicinare le nostre bocce al pallino o allontanare le bocce degli avversari dallo stesso. Chi va più vicino vince un punto. Se anche la seconda boccia più vicina al pallino è della stessa squadra, viene assegnato un altro punto. Vince chi arriva prima a 12. Chiaro? Ora proviamo”

Ovviamente Silvano immaginava già il fallimento di Pietro. Ci vuole tecnica, non è solo un semplice lancio di una pallina. Richiede concentrazione, coordinazione, molleggiamento di gambe e una forza ben calibrata. Silvano era il più bravo, non c’era storia. I suoi tiri erano impeccabili, riusciva a scalzare le bocce avversarie e contemporaneamente avvicinarsi all’agognata meta. Era un talento, la sua mira era così infallibile da essere diventata una leggenda al Bocciodromo del Paese. E con Luigino era la coppia perfetta.

In realtà Silvano era conosciuto più che per la sua mira, per la sua passione: il collezionismo. Da amante del mondo antico, che cosa poteva mai collezionare? Forse libri antichi, qualche cinquecentina, delle aldine magari, certamente non papiri, troppo rari. E invece, nulla di tutto questo. Silvano collezionava reliquie, pezzi di venerabili appartenuti a santi corpi. Macabro, pensava Luca. Curioso, sostenne Pietro facendo un passo indietro. Folle, vociferavano gli avversari. Di certo, però, questa collezione ben si addiceva al fervente spirito religioso della moglie Rachele, che poteva vantare, con le sue compagne di bancone in Chiesa, di potersi appellare alle più preziose reliquie dei più santi fra i santi direttamente a casa. Una possibilità che era molto invidiata dalle altre comari.

Ma torniamo allo spiazzo dietro il bar dove Silvano sta cercando di ammaestrare il nuovo arrivato Pietro. Quest’ultimo aveva più di sessant’anni e non aveva mai toccato una boccia. Eppure non era così male. Anche Silvano dovette ammetterlo. La vista era ottima, al contrario dell’udito, ma quello non era fondamentale ai fini del gioco.

“Cerca di sbalzare il mio, Pietro. Non solo devi avvicinarti, ma devi anche mettere fuori gioco le bocce degli altri”.

Niente male, proprio niente male.

Forse Luca era riuscito a scovare un talento degno di sostituire Luigino. Silvano sperò che Pietro non sostituisse il suo compianto amico anche in altri ambiti.

I Vecchi Compari – Pt. 1 Pietro, l’artista

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Foto dal web

Si sa, lo sport è una nobile arte, che va praticata con passione e costanza. E questa storia prende proprio avvio con uno sport. Lo sport più affascinante, più coinvolgente che mente umana abbia mai inventato. I Vecchi Compari erano consapevoli dell’eccellenza di questa attività, tanto che in tutta la loro vita si erano impegnati ad allenarsi nella prode disciplina tre volte alla settimana, frequenza che era stata portata a cinque giorni da quando tutti i componenti della squadra avevano raggiunto l’età della pensione. In realtà non tutti erano riusciti a raggiungere questo traguardo, ma la vita può essere beffarda, e togliere la possibilità a taluni di vedere il proprio volto solcato da profondi canali. Luogo di ritrovo era, ovviamente, il bocciodromo. Esisteva, forse, qualche altra attività degna di essere praticata per così tanto tempo, con buona pace di moglie, prole, amanti e pure lavoro? La domanda è retorica, la risposta è una negazione.

L’ultimo ad aggiungersi all’allegra combriccola era stato Pietro, meglio conosciuto come l’Artista. L’A maiuscola è forse un’esagerazione, ma in un paese che contava diecimila anime, mucche e pecore comprese, realizzare oggetti di ogni tipo era considerato una particolarità degna di un artista. Pietro era stato di professione fabbro: quasi tutte le ringhiere del paese erano uscite dalla sua officina, e aveva avuto anche importanti commissioni dalla città. Oltre a lampadari, testate di letto, cancelli e cancelletti, si dilettava a realizzare soprammobili, statuine e statue giganti. A tal proposito vi invito a visitare il parco del paese: là potrete ammirare lo scheletro di una nave pirata in ferro e vetro, che adulti e bambini si divertivano a esplorare.

Pietro era stato assunto dai Vecchi Compari in occasione di un luttuoso evento: la morte del compianto Luigino. No, Luigino non è un soprannome: all’anagrafe era registrato proprio con questo diminutivo. E visto che l’ironia non vede l’ora di fare irruzione in ogni angolo, Luigino divenne prima un ragazzo alto e ben messo, e poi un uomo forzuto, con una pancia proporzionale alla sua altezza. Forse il suo amore per il cibo, combinato con la passione per le sigarette, rigorosamente senza filtro, e una certo vizio per le donne lo avevano condotto prematuramente nella fossa. Troppi piaceri possono essere mortali, come poteva testimoniare Anna, la moglie di Luca, che tenne per ultima tenne fra le braccia, e pure tra le gambe, il focoso Luigino. Forse si era confusa, poiché entrambi gli uomini portavano un nome che iniziava con la stessa sillaba. M questa è un’altra storia. Fatto sta che Luigino venne sepolto assieme alla sua boccia portafortuna, e Luca chiese proprio a Pietro di realizzarne un’altra per l’eventuale nuovo giocatore: era necessario, infatti ristabilire il numero perfetto di quattro, giacché Luca nutriva una certa antipatia per i numeri dispari, e una scaramantica paura per i numeri primi. Luca era un matematico, si capisce.

Pietro aveva realizzato la boccia, ergonomica e perfettamente levigata. E con una bella P disegnata con lo smalto.

“Nessuno di noi si chiama Paolo o Petronio o Poseidone” notò dubbioso Luca.

“Lo so. È P di Pietro. Avete trovato non solo una boccia ma anche un bocciatore” gongolò Pietro.

“Sai giocare?”

“No, ovvio, ma imparerò. Da quando mia moglie è scomparsa, mi annoio. Guarda, ho fatto di tutto: cavalli, altalene, riccioli, fiori, tori, figure umane, figure fantasiose, enormi sculture e sculture piccole come un dito. Ma non chiedermi dove siano quest’ultime, le ho perse da qualche parte. Prendere o lasciare. Cosa dici? Vuoi boccia e bocciatore o vuoi pagare il materiale e tornartene a mani vuote?”

Luca stava riflettendo: si diceva che la moglie di Pietro fosse scomparsa perché lui non era certo un drago. Non so se mi spiego. Quindi non avrebbe preso il posto di Luigino nell’alcova della sua propria moglie, Anna. Inoltre il fisico di Pietro prometteva bene.

“Affare fatto!”

E con una virile stretta di mano, Luca e Pietro divennero compagni di squadra.