Tutti in carrozza – Pt. 19

“Mettiamo in chiaro una cosa, giovanotto. Io ti ho aiutato, e ora tu aiuti me. Io sono diretta a occidente, il progetto è quello di cambiare aria, nazione e continente. Non mi fido degli uomini, ma tu mi sembri troppo sprovveduto per essere un problema. E, per inciso, sto scappando da mio marito dopo averlo derubato”.

A Ivonne piaceva rischiare, e quel ragazzo poteva esserle utile, senza creare troppi problemi. “Tu dove sei diretto?” chiese.

“Suo marito è ancora…”

“In vita. Non sono una ladra, ho solo preso una ricompensa per tutte le umiliazioni subite”. Andrea guardava l’ombrellino e le pallide mani che lo stringevano con forza.

“Ha abbandonato i bagagli ma non l’ombrello, inutile su un treno” osservò il ragazzo.

Ivonne sorrise: quel tipo aveva un briciolo di cervello e poteva tornargli utile.

“Tocca a te. Chi sei?”.

Tutti in carrozza – Pt. 18

Andrea seguì docile Ivonne nella carrozza. In realtà non era vuota, ma occupata da una signora piuttosto anziana e profondamente assopita.

“La ringrazio, non saprei come ricambiare il suo favore”

Ivonne si mise a ridere. “Un modo ci sarebbe”. Andrea rabbrividì. “Raccontami la tua storia”.

“Non ho una storia. Sono figlio di operai. Non ho studiato, non conosco il mondo”.

“E ti aggiri con una borsa da dottore. L’hai sottratta a qualche vecchio?”

“Non sono un ladro”.

“Hai rubato un posto in seconda classe”.

Andrea la guardò: “e lei, che storia ha”.

“Una storia di cambiamenti”.

Tutti in carrozza – Pt. 17

Trovare una soluzione era un’arte per Ivonne e un mistero per Andrea, che si chiedeva che cosa avesse spinto quella signora ad aiutarlo.

“La prego, non mi faccia la multa. Alla prossima stazione torno al mio posto”.

“Oppure” intervenne Ivonne con un sorriso “Ce ne stiamo entrambi in seconda classe. Ho visto che poco oltre c’è uno scompartimento vuoto. La mia prima classe a compenso della sua terza”.

“Ma signora, e i suoi bagagli?” Fece notare il capotreno.

“Sono certa che un fattorino sia disposto a portarmeli alla prossima stazione”

“Ma non avrà lo stesso lusso” ritentó il controllore.

“E neppure un signore piuttosto viscido”. E con queste parole concluse e vinse la trattativa.

Tutti in carrozza – Pt 6

“E tu che vuoi?”

Per un attimo Ivonne pensò che suo marito l’avesse raggiunta lì, nel corridoio su cui si affacciavano gli scompartimenti di prima classe. Ma Luc non era lì e quell’uomo era solo un ricco viaggiatore. Gli sorrise.

“Mi deve scusare, pensavo di conoscerla. Ivonne, per servirvi”.

Il grassone si addolcì “che cosa ci fa una signora senza accompagnatore? Lo avete lasciato in cabina?”

“Monsieur è mancato”.

“Vedova, dunque”.

“Vedova e alla ricerca di qualcosa di nuovo” disse Ivonne mentre se ne andava sorridendo.

Forse aveva trovato il nuovo Luc.

Specchio di verità. Parte 3: il disertore

Fuggì sempre più lontana, cercando il conforto negli alberi ma con il timore di perdersi in quel bosco incantato. Infine si ritrovò in una raduna dove vide un cavallo fulvo che pascolava tranquillo. Vicino, appoggiato ad un albero nodoso, si riposava un uomo.

Erano passati molti giorni, ormai,da quando era partito di soppiatto da casa portando con sé quel cavallo. Era un semplice ronzino, ma lo spronò a cavalcare veloce come il vento, per allontanarsi da quel paese. Il suo destino era quello di ingrossare le file dell’esercito, di obbedire al suo re, di spezzare le vite dei nemici, o dare la sua, nel caso la mano avesse esitato.

Tuttavia, non voleva uccidere, non voleva sentire il suono delle armi, l’odore del sangue, i rantoli, il rombo dei corni. Era fuggito con il solo cavallo, era scappato dalla morte, dal padre, dalla guerra. Ad un’altra signora si addiceva il compito di interrompere un’esistenza.

Disertore, lo chiamavano. Quella parola lo feriva come mille lance.

Gli avevano detto che anche su un campo di battaglia il grano avrebbe potuto rinascere. Ma lui provava orrore per quella natura pronta a nutrirsi dei resti delle sue stesse creature per dare nuovi frutti. Trovava insopportabile quel circolo violento che sentiva stringersi attorno.

Disertore. Una parola che lasciava un bocca un gusto di ferro, di polvere. Gli aveva aperto una ferita profonda, lo aveva lacerato facendogli perdere lentamente ogni goccia di amore vitale. Un lento stillicidio lo aveva ridotto allo stremo, proprio lui, che per rispetto della vita non aveva voluto uccidere.

Disertore. Vile, canaglia, traditore.

Disertore.

L’aria innondava i polmoni, il cuore batteva, il sangue scorreva, ma il nulla lo avvolgeva.

Aprì gli occhi, e si vide minuscolo riflesso in due frammenti di cielo azzurro. Fu un solo istante. Poi la ragazza si ritrasse,tirò un lembo del fagotto che teneva in mano e gli mostrò il contenuto.

“Cosa vedi?”

Era la voce rica di chi non era abituato a parlare.

Vide una terra lontana, che non portava il peso di costruzioni.vide una vasta pianura recintata solo da monti. Sapeva che piede umano non aveva contaminato quei luoghi. La violenza non aveva lasciato la sua striscia di fuoco e distruzione.

“Dov’è? Dimmi dov’è. Te ne prego”.

Il silenzio fu la sola risposta.

“Chi sei? Aspetta, rispondi, cosa significa?”.

Solo l’erba gli rispose con un pigro fruscio.

Specchio di verità. Parte 2: il viandante

Finalmente fu in grado di correre fra i boschi, perdersi tra gli alberi benevoli che la proteggevano dal sole e dalle intemperie. L’erba si piegava elastica sotto i suoi piedi scalzi, mentre i capelli giocavano con i rami che tendevano verso la terra.

Era il fiume, però, ad essere il suo compagno preferito. Il rumore cristallino di mille spiriti che cantavano parole piene di vita la allietava anche nei momenti più difficili. Lo scintillio che imitava il sole, i teneri fiori che si protendevano verso la corrente, l’odore fresco e il guizzo metallico di qualche pesce le infondevano subito tranquillità. Spesso immergeva la mano nelle acque, immaginando e desiderando le terre che quella aveva toccato e conosciuto. Avrebbe tanto voluto farsi trasportare anche lei dalla corrente, con i fiori che le ornavano i capelli,finalmente libera,finalmente nel suo elemento.

Seguì la strada che costeggiava quel fiume. Per ora, almeno, non aveva incontrato ancora nessuno dei briganti che i compaesani le avevano prospettato.

In quel tratto, anzi, non sembrava che ci fosse anima viva. Solo un salice occupava la strada con i suoi rami che, stanchi, si rifiutavano di innalzarsi al cielo, quasi disdegnassero l’azzurro divino per godersi il verde della terra. Troppo tardi si rese conto che sotto quel salice c’era una persona avvolta in un nero pastrano. Non fuggì come le avevano suggerito. Spinta da una certa curiosità si avvicinò.

Si accostò al pellegrino, tolse il panno liberando il fagotto che portava sempre con sé. Il viandante vide uno scintillio di uno specchio dall’aspetto antico e guardò stanco ed incuriosito la ragazza.

“Cosa vedi?” Chiese tremando

“Vedo una ragazza che corre, e un uomo che la segue. Vedo i piedi di lei feriti dai sassi. Vedo il sangue sull’erba. Vedo…” l’uomo, confuso, tacque. “Chi sei? Cosa significa? Fammi vedere…”

Si protese per afferrare la ragazza, ma ormai era già lontana, tra le braccia il suo enigmatico fardello. Avrebbe voluto liberarsene, ma non poteva. Aveva promesso, aveva giurato.